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voci dal muschio

 

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Maria Di Lorenzo

Voci dal muschio

Tracce, Pescara,

1992, pp. 56, € 9,30

 

copertina libro

 

Opera vincitrice

del Premio Nazionale

di Poesia

Città di Pontinia 1993

(2 ° classificato)

 

Opera finalista al Premio

Nazionale di Poesia

Città di Penne 1993

 


  

INDICE

 

I. IL TEMPO DI UN BREVE COMMIATO

A Salvo

Primavera cinese

Carmina

Lettera a Diego

Verso sera

Marco domani

Vita mutatur

Il grado zero

Ananke

Pensieri a Domenico

Il dio passato

Il sipario strappato

II. A SUD DEL CUORE

Cu ‘ u sapi

Acidduzzu

Teofania

III. PUNTI DI FUGA

Bologna

Vagabondaggi

Il sogno è giovane

Treni di solitudine

Temporale d’estate

Omen

Dalla corriera

IV. LUCE MERIDIANA

Emme

Cuore d Grecia

I corpi

Sera di giugno

Virgo / Meretrix

A un giovane scriba

Digitalità

Come dentro a un film

L’approccio

Notte di San Lorenzo

V. PASSAGGIO DI RONDINI

Breve incontro

Proteus fingens

Assenzio

Nulla Voluptas

Dare a Cesare

Che torni dicembre

Oci ciornie

Autoscatto

 


 

 

L’AUTRICE

maria di lorenzo

 

MARIA DI LORENZO

 

Nata nel 1964, vive e lavora a Roma.

 

Dopo il Liceo Classico, ha frequentato i corsi della Facoltà di Lettere e Filosofia presso la Università degli Studi di Urbino, laureandosi col massimo dei voti in Letteratura Italiana, con una tesi di carattere psicoanalitico su Giacomo Leopardi.

 

Ha lavorato quindi come giornalista per il quotidiano Il Tempo, per la RAI e per varie testate italiane. Nel 2006 ha fondato la rivista culturale telematica IN PURISSIMO AZZURRO, che attualmente dirige, mentre continua a collaborare a varie testate italiane con articoli di tematiche culturali e socio-religiose.

 

Cinema, letteratura, teatro e spiritualità sono i suoi principali campi di interesse, sia personali che professionali.

 

Diverse sono le collaborazioni letterarie di Maria Di Lorenzo con riviste italiane di letteratura e di critica, dal 1990 fino ad oggi.

 

Come autrice di versi è stata tra i segnalati al Premio Letterario Internazionale “Eugenio Montale” nel ‘91 per la silloge Il tempo di un breve commiato, poi confluita nella prima raccolta poetica intitolata Voci dal muschio (Edizioni Tracce, Pescara 1992), a cui qualche anno dopo ha fatto seguito la  plaquette Quaderno Siciliano (Firenze PoesiArte, 1994).

 

Le sue poesie hanno ottenuto dagli addetti ai lavori numerosi consensi e riconoscimenti e sono pubblicate e recensite su riviste ed antologie italiane ed estere.

 

Autrice di racconti, nel 1992 ha vinto il Premio di narrativa intitolato a “Giacomo Debenedetti” per il miglior esordiente under 30, con il racconto A sud del cuore.

 

Dal 1992 a oggi ha pubblicato diversi volumi di narrativa, poesia e saggistica, e ha anche composto radiodrammi, testi teatrali, fiction cine-televisive, programmi radiofonici.

 

Ricordiamo:

 

Voci dal muschio (raccolta di poesie, Tracce, Pescara 1992);

 

Quaderno Siciliano (plaquette f.c, PoesiArte, Firenze 1994);

 

Donna e cinema nell’Europa duemila (Demian Edizioni, Teramo 1994),

 

Donne e cinema nell’Europa duemila fra immaginario e quotidianità (Editrice Andromeda, Colledara, 1998); 

 

Rosario Livatino. Martire della giustizia (Paoline, Milano 2000, 2008),

 

Con la croce sul cuore – Edith Stein (Bologna, Edizioni dell’ Immacolata, 2000, 2006),

 

Pier Giorgio Frassati. L’amore non dice mai basta (Paoline, Milano 2002),

 

Madre Teresa. Lo splendore della carità (Paoline, Milano 2003),

 

Una scorciatoia per il cielo - 17 percorsi di vita e di fede con Maria di Nazareth (Gribaudi, Milano 2004),

 

La sera si fa sera (Edizioni Tracce, Pescara 2004, romanzo).

 

Le sue opere sono state tradotte fino a oggi in inglese, portoghese, ceco e polacco.

 

Attualmente Maria Di Lorenzo lavora a un nuovo romanzo, dopo La sera si fa sera del 2004, e ha diversi progetti sulla propria scrivania e nel fatidico “cassetto”, che sono in attesa di realizzazione.

 

E’ in questi giorni nelle librerie la sua ultima fatica letteraria: Teresina è uscita dal gruppo.

 

 

 

 


ALTRE OPERE

Teresina è uscita dal gruppo

La sera si fa sera

Madre Teresa

Donne e cinema

nell’Europa duemila

Sui passi di Maria

Quaderno Siciliano

Pier Giorgio Frassati

Rosario Livatino

La stanza dello scirocco

Con la croce sul cuore

Una scorciatoia per il cielo

 


  

ITINERARI

 

Il percorso poetico

di Maria Di Lorenzo

 

Poesie 1990 -2007

 

Altre scritture

 

Rassegna stampa

 

La parola ai lettori

 

 


 

  


Hanno scritto…


 

“Le parole del gergo critico mi sono ormai così estranee, specie quando si deve giudicare una raccolta di versi, che non mi viene sulle labbra altro che un giudizio avarissimo: “bene”o “male”. Più bene, molto più bene, che male, nel suo caso…”.

 Gesualdo Bufalino

 


 

“Sono poesie che hanno una calibrata “gentilezza”, e nascono da una vena di sincerità e di “quieta” partecipazione alla vita”.

Gabriella Sica

 


 

“Una voce piuttosto decisa e un’onestà di fondo. Un rapporto autentico con la parola”.

Alberto Toni

 


 

I suoi versi, a mio avviso, sono delle sapienti, montaliane “occasioni”, che si imprimono nel cuore prima che nella mente del lettore: la mano sicura dello stile, insomma la padronanza della lingua poetica, congiura ad una lirica finemente attestata su un registro di medietas, facendo della sua poesia una stupita - gioiosa e sofferta insieme – ricerca sul cosmo  sulle sue ragioni.”

Roberto Pasanisi

 


 

“La sua raccolta Voci dal muschio dà in qualche modo la misura di quel fenomeno che è stato descritto come l’apparire di un autore. C’è nei versi una scorrevolezza che denota un controllo dell’espressione e una sua reale possibilità (ciò che è più importante). In più, trovo decisamente notevole l’equilibrio, meglio l’impasto, tra il livello metaforico e quello sensoriale e, per così dire, esistenziale. Mi piacciono quelle frangiature di luce e di colori, con cui contorna volti e corpi di persone incontrate: il “ragazzo / dagli occhi quasi ungheresi”, lo scriba, l’interlocutore del momento. E sono belle le sospensioni metafisiche: i punti di fuga da una realtà seduttiva e però deludente…”

Gualtiero De Santi

 


 

“Una celata tramatura d’attese mi pare che lascino intatta – e forse indiscussa – una sorta di poetica del dolore che, pur se riferita a vicende interiori circoscritte, diventa emblematica (nell’offerta poetica) di una più generale condizione del vivere. Basta però uscire dalle memorie per incontrarsi con pronunciamenti d’attese, di desta sensualità, degli odori di cui è densa la vita. Consapevolezze e inconscio, abbandoni e vigilanze, accendono la poesia. Versi fatti sapienti dalla sofferenza e tenaci dalla speranza”.

Salvatore Di Marco

 


 

“Insieme ad una vitalità scritturale (con qualche reminiscenza di autori diversi: Pascoli, per esempo, o un lessico qua e là quasimodiano) vi ho trovato una ragione del proprio dire, che a mio parere è la base della scrittura stessa. Nel senso di una necessità profonda (quella che una volta si chiamava “ispirazione”) a mettersi in gioco e nel gioco della creatività”.

Maria Lenti

 


 

Voci dal muschio mi ha molto favorevolmente impressionato: vi sono testi (p. 18 e p. 40, ad esempio) che ritengo esemplari di un tipo di ricerca linguistica dalle risonanze sottili e suggestive, di un’attenzione ai contorni fisici delle cose, di una capacità evocativa che tenta di concludere nei toni di una riflessività senza incertezze.”

Pietro Civitareale

 


 

“Mi pare di avervi intravisto delle aperture insolite, e i tratti che mi hanno colpito, oltre la compattezza e la ricerca di originalità che spesso ti sforza, altre volte ti fa approdare a risultati più fluidi, sono quelli della chiarezza, o meglio incisività di dettato, e freschezza, nel senso migliore del termine…”.

Roberto Deidier

 


 

“L’incontro anche casuale di un volto che passa segnato da una speranza o dal dolore, si trasforma in eco di poesia assieme alle “buie ferite” che ciascuno di noi si porta dietro, e queste svelano all’anima significati incompresi. Il tempo ha pregnanza di motivi in questa quadratura della silloge e a me sembra un fattore determinante al discorso poetico. Esso, nel suo dipanarsi quotidiano, diventa misura delle intensità dei ricordi e non sempre è velo che “preme sull’anima / come buia escrescenza / di lacrime…”. La Di Lorenzo, fattasi esperta, capisce che il mistero che ci avvolge non sta nella morte,  ma in questo nostro vivere (non privo di lacrime) che giorno dopo giorno dobbiamo subire. Davanti a noi si apre una traiettoria ove l’uomo, nell’attraversarla, raccoglie molto di ciò che incontra. Talora il frutto diventa anche “felicità insostenibile” e la vita sembra ripetere per ogni uomo i “cinque dolori”. L’uomo, a conoscenza di un tale destino, si lascia cogliere spesso impreparato e soccombe al vento delle passioni. Il mistero sussiste e la poetessa afferma che l’unico nostro possesso sicuro è il cuore, ma che il tempo “è un agguato di bocche / che fa sanguinare la luna” che a sera ti porta verso una gioia di ricordi ove è possibile vivere sciolto da ogni incrostazione dei ricordi ed il passato sarà per sempre straniero. L’amore, che la poetessa tratta qualche volta con un linguaggio realistico, sfocia nel sogno e diventa celebrazione di pensiero. Tutto il resto è bufera e il cuore “un grezzo diamante / di lacrime infette”, e non ci sarà mai ad attendere ancora un aprile, poiché al freddo delle stelle subentrerà “il disprezzo che uccide l’amore”. 

Pietro Mirabile

 


 

“Nonostante l’origine colta, come evidenziano anche i richiami letterari posti a mo’ di cappelli introduttivi, ed echi non infrequenti di poeti del Novecento, soprattutto ermetici, la sua è una poesia calda, sensuale, avvincente…”

Ermanno Circeo

 


 

“L’ho sfogliato prima in maniera disordinata come si fa con un libro visto per la prima volta, assaporato per piccoli assaggi. Ho ritrovato subito il “gusto” di Urbino e i tanti echi di quella poesia “vissuta” che si faceva vita…”

Andrea Bollini

 

 


La parola alla critica


 

“Con uno stile asciutto e nervoso Maria Di Lorenzo ha scritto il suo primo libro di poesie, dal titolo Voci dal muschio, del quale fa parte una silloge, Il tempo di un breve commiato, già segnalata al Premio E. Montale 1991, per la sezione dell’inedito. Ciò che subito si nota leggendo questi versi è l’autenticità della parola poetica, sempre sorretta da un ritmo interno e da un intimo slancio.

La Di Lorenzo non bara nè con se stessa né con gli altri: scrive perché ne avverte la necessità e cura la forma, che in lei è limpida e essenziale. “L’enigma non è nella morte / quel peso sugli occhi che mai mi abbandona / saperti perduto all’azzardo di un alba / (tre anni sono come tre giorni) / ma in questa luce che accompagna i miei passi / e piano si posa sul velo del cuore” (Il sipario strappato).

Alle poesie che hanno per tema il dolore del distacco, un tema che detta alla Di Lorenzo alcuni dei suoi versi più intensi e sofferti (si vedano certe sue rapide notazioni: “Io, quella di prima non sono”, “io so che tutti dormiremo sulle colline”, da Lettera a Diego), si contrappongono le poesie nelle quali ella canta l’amore con forza e senza inibizioni (come avviene ne I corpi) o con più sommesse e pacate parole (come avviene in Breve incontro).  Sempre comunque si nota in lei la ricerca di movimenti rapidi e schietti, che conferiscono incisività al suo dire, anche quando esso prende l’avvio d citazioni dotte, speso poste in limine alle poesie qui raccolte.

“Basteranno due sole libellule in volo / per raggiungere il mare”, dice la Di Lorenzo in Marco domani. A noi pare che questi versi siano molto significativi, per intendere lo spirito di una poesia che nasce dalle più diverse esperienze di vita, senza mai tradire l’attesa del futuro, anche quando il presente sembra avere ormai esaurito i suoi sortilegi: nel che sta, in ultima analisi, il suo fascino ed il suo valore”.

 

© ELIO ANDRIUOLI

 [ "La nuova tribuna letteraria", luglio-agosto 1994 ]

 


 

Voce fresca e nuova, la sua, non solo perchè molto giovane, ma perché rifugge dai rimasticamenti tematici spesso inevitabili per chiunque cominci ad inoltrarsi nei sentieri impervi della poesia contemporanea. Le  va riconosciuto infatti pubblicamente il merito di avere una voce già sua,  chiara e vigorosa, netta e sicura.

La scansione ritmica del verso, prevalentemente assimilabile alla misura tradizionale pur nella urgenza d’un superamento dei suoi schemi rigidi, denuncia una marcata conoscenza della prosodia classica; ma la tessitura evocativo-metaforica del linguaggio, con quanto di indefinibile a volte ha la lirica moderna, ne fa una presenza certa del nostro tempo.

Tutto questo si lascia intendere chiaramente già ala lettura della prima pagina del libro. Direi, anzi, con questo incipit della prima lirica: “Il ragazzo che tu conducevi / Sui polverosi sentieri di un giorno / Sazio di sole è partito / E aveva il cuore fitto di voci  / E una cupa speranza nei muscoli scuri” (A Salvo).

Su questo livello, più  o meno, si procede nelle quaranta poesie della raccolta, alcune delle quali hanno il respiro corto ma intenso del frammento, altre invece il tono disteso della pagina piena. Fra tutte, ve n’è d quelle che più s’incidono nel cuore e finanche nella memoria del lettore più esigente. Ne ricordiamo qualcuna: Lettera a Diego, Vita mutatur, Il grado zero, Il sipario strappato, Cu ‘u sapi, Acidduzzu, I corpi, Che torni dicembre e altre ancora.”

 

© VITTORIANO ESPOSITO

[ “Il Ragguaglio Librario” - Anno 61 -gennaio 1994 ]

 


 

“Maria Di Lorenzo, al suo esordio con Voci dal muschio, sembra, pur giovanissima, percorrere una sua linea ben definita e, come alcuni suoi coetanei già armati nel panorama poetico, gestisce un suo già inconfondibile gioco maturo d’estri e di attenzioni inconsuete di figure e varietà cromatiche.

 

Anticonformista, spregiudicata e intelligente – non è difficile, invero, intuire un robusto retroterra culturale – la poesia di Maria Di Lorenzo non rende agevole, tanto essa è compiuta, rinvenire ascendenze o parentele, sebbene, e forse non senza forzature, talune atmosfere sembrino legittimare una sua collocazione in una zona d’incontro tra espressionismo tedesco, beat generation, Dylan Thomas e certe diffuse esperienze neo-romantiche: come dire una navigazione, condotta con acume e intelligenza, tra Stati Uniti ed India, tra rock e Mahler.

 

Piace, della Di Lorenzo, il modo autonomo, originale di esplorare ed interpretare il reale; piace la sua profondità nell’aggancio, nell’attrito, nel contatto diretto e autentico con le occasioni e i volti del mondo esterno. Piacciono la sicurezza, la mancanza d’impaccio, l’elevata temperatura che caratterizzano i suoi versi (“le polluzioni / sono punti di fuga / da un lupanare”); piacciono le scene assai caratterizzate sul piano linguistico (“sarà l’instabilità del protone / questo coraggio di negarsi / linee clandestine: mi urla / dentro / come un lupo ferito l’afasia / - o la segreta malinconia negli specchi / visionari degli occhi! / Amazzonia da salvare, il cuore”).

 

Se poi dietro il filo vischioso e intrappolante di questa raccolta, sembra occhieggiare il gioco, questo è sicuramente condotto con rigore, estremamente serio, premeditato: un gioco nel quale Di Lorenzo, senza affanni, sa destreggiarsi straordinariamente”.

 

© SANDRO GALANTINI

 

[ “Abruzzo Letterario” - Anno V n. 3 – dicembre 1993 ]

 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 


Pagine scelte


 

LETTERA A DIEGO

 

“La morte / si sconta  / vivendo”

(G,. Ungaretti)

 

La tua città ho lasciato per sempre:

non potevo guardare il suo cielo

di stelle assassine, i luminosi

obbrobri m’incanaglivano il cuore.

      Vivo altrove.

Ho un taccuino dove registro

i cumuli d’ansia che cadono

sotto la scure degli anni.

     Io, quella di prima

non sono. Dovevi insegnarmi financo

il dolore: ma valeva la pena?

A chiuderti gli occhi fu una giovane

sera che recava ombre di pioggia

e non ti ebbero gli altri, i lupi

che sanno mimare il dolore

            (altra razza)

in questa ferocia che tutti ci azzanna.

 

Ma il giorno non porta risposte

e i grumi dei sogni non scioglie:

il tuo mistero non concede riscatti.

(Io non sapevo)

e ora so, io so che tutti dormiremo

sulle colline

- e aspetto: al mio fianco è questa buia

ferita che porto su strade lastricate

da lacrime vive, come una speranza.

 

 


 

"Potesse un labbro mortale

indovinare  il carico sospeso

di una sillaba pronunciata,

in frantumi cadrebbe

sotto il suo peso".

 

EMILY DICKINSON

 


 

IL GRADO ZERO

 

“Oh generazione sfortunata, e tu obbedisti disobbedendo!”

(P. P. Pasolini)

 

Ci stringeva dintorno un assedio

di chimere scalfite a colorare

le frasi sospese di una stagione

di rabbia in cui utopie generose

masticammo al limitare dei portici.

Ma non chiedeva uscite di sicurezza

                                        lo scacco