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“Teresa, ti guardo
con gli occhi di chi ha visto
qualcosa di nuovo,
ma non sa bene cos’è
e vuole conoscerlo…”
Una ragazza
innamorata dell’infinito
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Santa Teresina di Lisieux. Vi dice qualcosa questo nome?
forse ancora non la conoscete, ma potrete incontrarla a tu per tu
leggendo il libro "Teresina è uscita dal gruppo" - di Maria Di
Lorenzo, edito Paoline - che racconta la vita di questa giovane santa,
morta a soli 23 anni.
Questo libro si rivolge proprio e noi ragazzi e ragazze: noi
giovani siamo presenti nel libro attraverso le lettere che, tra un
capitolo e l'altro, parlano a Teresina dei nostri dubbi, delle nostre
difficoltà, delle gioie e dei dolori, chidendo proprio a lei, che è
santa, un aiuto speciale.
Sete di radicalità
Indipendentemente dal fatto di essere religiosi o no, le
domande che Santa Teresina pone, all'interno di questo libro, chiamano in
causa la nostra umanità: "E' Gesù che cercate quando sognate la
felicità; è lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che
trovate; è lui la bellezza che tanto vi attrae; è lui che vi provoca con
quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al
compromesso: è Cristo".
Queste non sono solo le parole di Giovanni Paolo II alla
Giornata Mondiale della Gioventù, in occasione del Giubileo del 2000, ma
anche parole che ben raccontano la vita di Teresina, giovane santa, morta
a soli ventitrè anni, la cui esistenza è stata tutta rivolta
all'essenziale: Gesù.
Perchè dovrebbe
interessarci la storia di questa santa?
Soprattutto per il fatto che la sua vita può e vuole dire
qualche cosa a noi, giovani degli anni 2000.
Nata in un paese francese nel 1873, Teresina perde la madre
quando era ancora bambina. Pochi anni dopo, con una volontà ferrea,
sceglie di entrare al Carmelo - cioè in un convento di clausura - dove
vive fino ai 23 anni, quando la tubercolosi la fa morire.
Nel convento viene seppellita senza particolari cerimonie,
nel silenzio, come tante altre suore. Ma la sua vita, apparentemente così
differente dalla nostra, è destinata a cambiare molte altre vite che la
incontrano, insegnando la via della santità.
La vita nel
convento
Ai tempi di Teresina entrare in convento era cosa piuttosto
comune, ma ciò che fa riflettere è il modo con cui la santa ha fatto
questo: la semplicità della ragazza nel vivere nascosta tra le mura di un
edificio religioso, lontano dal resto del mondo, eppure restando così
vicino ad esso, sempre presente dentro nei pensieri e nelle preghiere.
Cosa ha permesso a Teresina e alle tante altre donne che
hanno intrapreso la via delle clausura, di resistere ad una vita così
essenziale e distante dalla nostra? Una parola: l'amore.
"Amare è dare
tutto, è dare anche se stessi"
Teresina era un'innamorata del Signore e, quindi, anche
dell'uomo: la sua grandezza è quella di essersi superata, giorno per
giorno, lottando contro le fatiche, i dolori e perseguendo la meta finale
- la gioia eterna che solo Dio può dare.
Noi, in cerca come
Teresina
Sembra strano, eppure in fondo, anche la nostra vita
quotidiana si nutre di ciò che ha vissuto teresina: fatica e gioia.
Quello che Teresina ci domanda, con la testimonianza della
sua vita, è: "Vuoi tu, giovane del nuovo milennio, dare un senso a
tutto questo e giungere alla felicità? Io ti posso indicare l'unica
strada valida: quella in Dio."
Ma se volete entrare in dialogo con lei..è meglio che
leggiate il libro e che vi facciate colpire dalla straordinarietà di
questa giovane santa.
[Claudia Bertolini, Teresina
è uscita dal gruppo: una giovane santa della semplicità, in "Ginger Generation”– 8 gennaio 2009]
Intrigante
come un romanzo
e vero
come la vita
Maria Di Lorenzo ci parla
di santa Teresa di Lisieux
Teresina
è uscita
dal
gruppo
per
andare incontro
alla
santità
di SIMONA LO
IACONO
------------------------------
Mi sono
molto interrogata, prima di intervistare Maria Di Lorenzo. Il suo libro, infatti,
non è solo la storia di un’esperienza di santità. Piuttosto è un coro di
voci, una polifonia che si nutre di sfumature e intonazioni, perché
all’inconfondibile narrazione della vita di Teresa di Lisieux unisce la
storia di ciascuno di noi.
La prima
cosa, quindi, che sono spinta a chiederle è proprio questa, questo
incontro tra il mondo di oggi e l’esempio di santità che offre Teresina.
D - L'incontro con la
figura di Teresa di Lisieux è, innanzitutto, l'incontro con un'esperienza
umana e spirituale: quella della santità. A suo avviso, qual è il valore
di questa esperienza nella società attuale?
R -
Viviamo in un'epoca all'apparenza indifferente alla santità, ma sotto
sotto, a pensarci bene, non è
così. La santità infatti affascina sempre, tanto oggi come ieri, ed
interpella la nostra coscienza, spesso anzi ci sconcerta. Bisogna dire
però che abbiamo sovente un'idea un po' "titanica" della
santità, che ci piace ammirare ma da lontano, sembrandoci un'esperienza
assolutamente impraticabile per noi "comuni mortali".
L'esperienza
di Teresa di Lisieux però ci mostra che non è affatto così. Alcuni anni
dopo la sua morte, una compagna di scuola fu chiamata a testimoniare al
suo processo di canonizzazione, e lei, con molta sincerità, ebbe a
confessare: "Se mi avessero detto che nella mia classe c’era una
santa, io non avrei mai pensato a Teresa…". Quindi, Teresina non era
affatto una ragazza "superdotata", non era santa fin dalla
nascita, anzi nulla lasciava presagire che, un giorno, lo sarebbe
diventata. Tuttavia lei si è affidata completamente a Dio - qui sta la
differenza - e Dio l'ha plasmata con il suo amore.
D - Le pagine del suo
libro "Teresina è uscita dal gruppo" scorrono tra squarci della
vita di Teresa di Lisieux (tratti dalla sua "Storia di un'anima"),
ricordi del Santo Padre Giovanni Paolo II e delle sue entusiastiche
giornate della gioventù, e lettere di "uomini e donne di
passaggio", col peso del proprio cammino sulle spalle. I rimandi
sono efficacissimi perchè legano l'esperienza spirituale della santa sia
all'apostolato della chiesa, sia alla vita concreta di tutti noi. La
stessa Teresina aveva preannunciato alle consorelle che dopo la nascita
al cielo avrebbe continuato a intervenire nella vita delle anime. E'
questo il senso dei rimandi o ce n'è anche un altro?
R - I rimandi, come lei li
definisce, sono in realtà l'ossatura stessa del mio libro, non un fatto
aggiuntivo che deve sorreggere l'impalcatura narrativa. Sono invece la
sostanza del libro e disegnano delle traiettorie ben precise dentro la
vita degli uomini e delle donne del nostro tempo, per la maggior parte
giovani fra i venti e i trent'anni, che si sono lasciati interrogare dal
"mistero" di Teresina nella loro tenace ricerca di un senso da
dare alla propria vita.
Il mio libro è nato da questi
molteplici incontri, ed anche da un concorso letterario svoltosi nel
2006, "Cara Teresina ti scrivo...", a cui parteciparono
moltissimi giovani di tutto il mondo con delle lettere indirizzate a S.
Teresa di Lisieux. Lettere davvero molto belle, alcune persino spiazzanti
nella loro brutale franchezza, ma tutte assolutamente sorprendenti per
freschezza narrativa e genuinità di ideali. Le lessi e pensai di
inserirne alcune nel mio libro, perchè aderivano perfettamente alla mia
personale ricerca sviluppatasi piano piano in tre anni di letture, di
appunti abbozzati a matita e trasferiti sui file di un computer, di
lunghe e imprevedibili "circumnavigazioni" attorno al mistero
di Teresa.
Perciò io dico che questo libro
non l'ho scritto "per" i giovani, ma "con" i giovani,
queste pagine infatti incrociano le loro vite, le loro speranze, le loro
angosce, affidate in modo singolare ai messaggi da essi inviati a Thérèse
Martin, per tutti semplicemente "Teresina".
D - La "piccola
via" tracciata da Teresa, a suo avviso, in che modo può confrontarsi
con le "tante e grandi cose" del mondo di oggi?
R - E' sicuramente qualcosa di
spiazzante, se ci pensiamo bene. Dove tutto aspira a essere
"grande", Teresina invita invece alla "piccolezza".
Per quanto paradossale possa sembrare la sua proposta, essa affascina in
modo davvero irresistibile l'umanità di oggi come quella di ieri,
presentandosi pur nella sua straordinaria semplicità come una eccezionale
maestra di vita. Altrimenti perchè mai tante persone, credenti e non,
farebbero chilometri e chilometri per vedere una cassa di foggia
antiquata dentro una teca di cristallo, che trasporta le sue spoglie
mortali in giro per l'Italia?
Sono le spoglie di una suora di
clausura di appena 24 anni vissuta più un secolo fa, che ancora oggi però
ci interroga e ci disorienta. Teresina ci interpella con il fascino delle
sue attualissime provocazioni e con il paradosso di una felicità là dove
la felicità non si crederebbe assolutamente possibile: la cella di un
convento di clausura.
D - La vocazione
spirituale di Teresa è certo stata alimentata e sostenuta da una famiglia
tutta incardinata nei valori più autentici della preghiera e della vita
cristiana. Il libro è anche un invito alla riflessione del ruolo della
famiglia nella formazione spirituale dei giovani?
R - Sicuramente la famiglia
riveste un ruolo importante nella crescita dei ragazzi di oggi, come di
ogni tempo del resto. Ma se i genitori sono distratti, esauriti da troppe
incombenze quotidiane, incapaci di ascoltare veramente i loro figli e di
relazionarsi con loro in modo sereno, come potranno aiutarli a crescere?
Che cosa trasmetteranno loro se essi stessi, dentro, non ce l'hanno già
in abbondanza?
Molte famiglie poi, anche se
fortemente incardinate nei valori cristiani, non sanno affatto
trasmettere la loro fede ai propri figli perchè presentano il
cristianesimo come una serie di divieti e di obblighi, che non piacciono
a nessuno e dove non fa mai capolino la gioia, quella gioia che invece i
ragazzi desiderano fortemente per la loro vita e che essi poi finiranno
per cercare altrove, spesso senza trovarla, nello "sballo" ad
esempio, nell'ecstasy, o nelle corse in automobile a duecento all'ora
sulle strade di notte per sfidare la morte, o forse la vita, che è poi la
stessa cosa...
D - In che modo allora,
secondo lei, Teresina che è "uscita dal gruppo" può aiutare i
nostri ragazzi a uscire a loro volta dalla massificazione del linguaggio
e del costume odierno per trovare la propria inconfondibile e inimitabile
voce? Trovo che l'aspirazione all'assoluto di Teresina, che afferma senza
indugio: "scelgo tutto", sia la stessa sottolineata da Giovanni
Paolo II quando riponeva tante speranze nei giovani chiamandoli le sue
"sentinelle del mattino". Non pensa che questa "voglia di
tutto" , così fresca e incontaminata all'inizio della vita, possa
forse essere la base dalla quale partire nell'educazione dei nostri
figli, per poi essere indirizzata verso chi può soddisfare quella sete?
R - Le racconto un episodio: un
giorno ho chiesto a una ragazza di 25 anni che stava entrando in un
ordine monastico di stretta clausura: "Ma perchè lo fai?".
Aveva tutto, un bel lavoro, un fidanzato meraviglioso, una famiglia
perfetta, molte buone amicizie, insomma una ricca vita sociale. Perchè
lasciare tutto questo per rinchiudersi tra le quattro mura di un convento
di clausura?
"Perchè voglio tutto",
mi rispose lei spiazzandomi con un sorriso. "Io voglio quello che
vogliono tutti i miei coetanei in fondo - mi spiegò lei - , e cioè
l'assoluto. E' questo infatti che noi vogliamo, che noi cerchiamo con
ogni mezzo, anche nei paradisi artificiali della droga. Ma un giorno io
ho capito che è soltanto Dio il bene assoluto e se uno capisce una cosa
come questa non può scegliere niente di diverso…".
Scegliere tutto allora, per rispondere alla sua domanda, significa avere il
coraggio di pensare con la propria testa, di sfrondare la propria vita
dai rami secchi, eliminando tutto ciò che è superfluo, perché le giovani
piante alla fine guadagnano dalle potature.
D - E il suo incontro con
Teresina? Come è avvenuto e come l'ha cambiata?
R - Trascorrere tre anni della
propria vita a leggere i testi di Teresa, a meditarli, a lasciarsi
interrogare dal suo mistero, non è certo cosa da poco, inevitabilmente
deve lasciare il segno. Incontrare Teresina per me, prima ancora che
professionale, è stata un'esperienza umana e intellettuale importante, da
cui sono uscita molto arricchita, come scrittrice e come donna, ed anche
con uno sguardo più aperto e comprensivo verso la vita.
D - Posso chiederle che
lettera avrebbe scritto lei alla "sua" Teresa?
R - Una lettera molto semplice, la
mia, composta da una parola soltanto: "grazie".
Copyright © Simona Lo Iacono
All righs reserved
L’intervista di Simona Lo Iacono a Maria Di Lorenzo è
pubblicata dal periodico “La voce dell’isola” (21 Giugno 2008). Tutti i
diritti sono riservati.
La pienezza della
felicità
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In questo volumetto, di gradevolissima ed avvincente lettura,
l’autrice ha cercato di indagare e rivelare il mistero di questa ragazza
della provincia francese, vissuta più di cento anni fa, che nella sua
breve vita è stata in grado di trovare la pienezza della felicità nella
cella di un convento di clausura.
Le indicazioni più importanti che emergono da queste pagine
per i giovani sono quelle di non
aver timore ad essere se stessi, autentici e genuini, di non
rinunciare a pensare con la propria testa, di non vergognarsi a credere
in Dio, di avere il coraggio di fare delle scelte e portarle avanti con
sicurezza e coerenza.
Soprattutto ai giovani di oggi, disorientati da falsi
modelli, illusi da miti ingannevoli e assediati dal consumismo, Teresa
può dare una risposta per il loro pressante, ma inespresso desiderio di felicità che non trova soddisfazione;
lei infatti propone il suo credere fermamente in quella felicità che può
venire solo da Dio.
Una risposta sempre valida, ieri come oggi, perchè sempre uguale è il cuore,
soprattutto nel giovanile palpitare, con le sue problematiche e la sua
irrinunciabile necessità di dare alla vita un senso soddisfacente.
ROSA ELISA
GIANGOIA
[“La Squilla”, Luglio – Agosto 2008]
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Confrontarsi
con una scelta coraggiosa
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Ho
appena finito di leggere il libro di Maria di Lorenzo “Teresina è uscita dal gruppo – La
scelta coraggiosa di Teresa di Lisieux”, i miei occhi scorrono ancora
su quella novena delle rose che conosco bene e che chiude in maniera
sublime questo capolavoro e mi sento invadere dalla gioia. Un
libro che termini proponendo una novena è da elogiare e poi… che novena!
Ci sono delle immagini e delle
frasi che mi tornano alla mente e anche un particolare stato d’animo…
quello stupore, quella incredulità, quel senso di sconvolgimento che mi assalì al termine della lettura
di “Storia di un’anima” il manoscritto uscito direttamente dalla penna di
Teresina.
“…
Teresa pronuncia distintamente guardando il crocifisso: <Oh!
L’amo…>. E un istante dopo: <Dio mio… io… ti amo!...>.
All’improvviso
i suoi occhi riprendono vita e
fissano un punto un poco al di sopra della statua della Vergine. Il suo
viso riprende lo stesso aspetto che aveva quando era in piena salute;
ella sembra in estasi. Questo atteggiamento dura lo spazio di un Credo.
Poi Teresa chiude gli occhi e spira. Sono circa le 19 e 20.
Con
la testa reclinata a destra e un misterioso sorriso sulle labbra, Teresa
appare bellissima… […] Cominciava allora la prodigiosa vita postuma di
questa sconosciuta carmelitana…”
All’epoca chiusi il libro colpita
dalla figura di questa ragazza morta a 24 anni che aveva percorso la via
verso la santità, lasciando una scia di puro fuoco dietro di sé.
L’ammirazione e l’amore che provo per Teresa di Lisieux vengono
ulteriormente alimentati dalla lettura del libro di Maria di Lorenzo che trovo stupendamente indicato per le
ragazze e i ragazzi della mia età ( ho 31 anni), ma non solo… proprio
come dice anche l’autrice. Nella figura di Teresina, nella sua “piccola
via”, possono trovare risposte persone di tutte le età.
Tuttavia è ai giovani che vorrei
dedicare questo articolo, perché proprio Maria di Lorenzo con le sue
parole mi ha fatto pensare a un aspetto di Teresa su quale non avevo
ancora riflettuto bene. Nella sua terribile “notte dello spirito” questa
ragazza ha vissuto per anni quell’abbandono da parte di Dio, quei dubbi,
quelle domande, quel “vuoto” disperante e dilagante che ingurgitano
l’anima di tanti giovani del nostro tempo. Quel non “sentirsi amati” dai famigliari, dagli amici e men
che meno da chi sta sopra di noi; quel dubitare che Dio ci sia davvero e
soprattutto che ci ami, viste quelle brute cose che ci accadono ogni
giorno, quel dolore, quelle ferite sanguinanti che ci portiamo dietro e
che ci fanno vivere una vita frammentata; quel chiedersi “ma se ci sei
veramente, perché non intervieni a cancellare tutta questa sofferenza del
mondo, questa fame, questo odio? Perché non fulmini tutti i cattivi?”;
quel riempire la nostra vita di tutto ciò che ci sembra assolutamente
indispensabile, quel circondarsi di gente che ci asseconda, che chiamiamo
“amici” solo perché ci dicono quello che vogliamo sentirci dire, quel
buttare dentro di noi cose, cose e cose… senza mai riuscire a riempire
quella sensazione di vuoto che tutti noi avvertiamo e sentiamo in maniera
più o meno fastidiosa in fondo all’anima.
E poi, cosa ancora più
sorprendente, Teresa ha vissuto con
un devastante senso di inadeguatezza la sua giovinezza. Era così
sensibile che si sentiva continuamente ferita dagli altri. Il suo sentire
non è certo diverso da quello di molti giovani di oggi, che cercano
disperatamente di “essere accettati”, ora dai genitori, ora dai
famigliari, ora dagli amici, ora dalla società, ma si trovano sempre
davanti a un muro che dice loro di “adeguarsi” e chiede loro in cambio
qualcosa che non sono pronti a dare.
Poi Teresa incontra qualcuno… anzi
Qualcuno, quel Gesù al quale si lega in maniera inscindibile. Il suo Tutto, quel tutto che lei
ha scelto incurante dei sacrifici e del cammino sofferto al quale sarebbe
andata incontro. Gesù è quel Qualcuno che ci ama per quello che siamo,
che ci “accetta” profondamente e totalmente, perché è il solo che può
leggere dentro di noi la verità di noi stessi. E con questo amore Gesù ci rende davvero liberi,
liberi di essere quello per cui siamo stati creati… Noi siamo nati per
amare, in primo luogo noi stessi, il che non significa chiudersi in un
egoismo privato, ma amarci e accettare i nostri limiti, per poi poter
amare e accettare anche gli altri. E quando ci guardiamo allo specchio e
ci amiamo possiamo davvero dire: “Mi amo, perché tu mi ami Signore”.
Questa
è la vera libertà, sapere che Qualcuno ci ama davvero e noi non
abbiamo bisogno di dimostrare niente a nessuno, né di essere fighi, o
trendy, o sexy, o alla moda per dover essere accettati. Abbiamo bisogno
solo di seguire Gesù nella via da Lui tracciata per tutti noi, che è
quella dell’amore. Chiunque si è incamminato per questa strada non se ne
è mai pentito. Men che meno Teresa che l’ha percorsa con passi da gigante e, aggiungo io,
di fuoco… Passi tali da lasciare il segno.
Il
libro di Maria di Lorenzo offre davvero tanti spunti di riflessione sul come la
santità sia un obiettivo per tutti e soprattutto un obiettivo
tremendamente attuale e non “antico” come ci piacerebbe pensare o rivolto
solo a determinate persone. È un obiettivo che ciascun giovane può
decidere di raggiungere e la piccola via insegnata da Teresa è un modo
per farlo, vivendo la propria vita nel segno e nel nome di Gesù Cristo.
Consiglio
vivamente la lettura di questo libro a quanti non hanno paura di
confrontarsi con la scelta coraggiosa di Teresa di Lisieux, ma anche a
quelli che questa paura ce l’hanno, perché potrebbero scoprire che essa è
del tutto immotivata.
ANNARITA
PETRINO
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Internet Book Shop
Scrivono Maurizio e Giulia
(27-06-2008) Voto: 5 / 5
E' un libro bellissimo, a metà strada tra il romanzo e
l'inchiesta, e questa è la sua novità, l'originalità del suo impianto,
non è infatti una biografia ma non è neppure una storia inventata, si
tratta di un racconto bellissimo condotto con grande abilità dalla
scrittrice che veramente è uno dei maggiori talenti che abbiamo oggi in
Italia, il suo testo sprigiona un senso fortemente poetico della vita che
fa tanto bene al cuore. Dispiace soltanto arrivare alla parola fine, come
è successo a noi, ma torneremo a leggerlo da capo, e ve lo consigliamo di
cuore.
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Una
vita che sa
cantare
in segreto
Ci sono vite che si
chiudono in un guscio di noce. Che
a guardarle dentro fai fatica ad afferrarle. Masticandone il gheriglio
puoi sentirne il gusto mieloso, che trapunge la lingua d’un aroma dolce.
Sono piccole vite.
Non le coglieresti neanche se il vento non ti rimandasse il suono dei
rami in cui si annidano, se l’alba non le illuminasse assecondandone
l’ombra. Le dimenticheresti se la natura non se ne facesse carico. Hanno
piccole storie. E tuttavia talvolta accade.
La noce si schiude.
Lascia affiorare la polpa. Semina silenziosamente altri semi. Non si
arresta, ma s’impianta ritta a sfida del tempo.
Frutti così non
sono solo delle piante. A volte è la tramatura dell’esistenza a darceli,
a farli rotolare tra noi maturi, già sazi. Già pronti a riprodursi.
Quando accade,
quando piccole vite sostano tra le nostre, ecco, è perché hanno un tempo
breve ma molto coraggio.
E’ perché la
benevolenza di quella piccolezza si inerpichi sulla nostra umanità
restituendocela umile ma forte.
E’ così che Teresa
Di Lisieux affiora dalle pagine di Maria Di Lorenzo. E’ così che viene
dipinta ed evocata: una vita che potrebbe essere contenuta da un guscio
di noce.
Nel suo “Teresina è
uscita dal gruppo”, infatti, la santa viene raccontata attraverso la sua piccola esistenza. Un’infanzia
subito assediata dal dolore per la perdita della madre. Una crescita che
si snoda tra malattie gravi e tepore casalingo, sulle ginocchia di un
padre irrobustito da una potente vocazione e quattro sorelle che
voleranno presto tra le grate della clausura. Giochi semplici e un grande
sospiro: il cielo, amarlo in tutto, essere tutto, volere tutto.
Teresina capisce presto
che la strada per le altitudini è quella che si nasconde. Quella che
canta in segreto. Quella che nel minuscolo regno della farfalla o di uno
stelo d’erba coglie la potenza e l’immensità del cuore di Dio.
Si decide
risolutamente a uscire dal gruppo. Apparterrà a quel cuore. Lo
sovrapporrà al suo. Sarà – essa stessa – il cuore di Dio.
Nello slancio che
la anima c’è tutta l’irruenza della santità, tutto il non detto dei
desideri più amati.
Non è uno slancio
incomprensibile. E non è neanche lontano da noi, da noi che cerchiamo
l’origine dei sogni in posti talvolta sbagliati, o che crediamo di
trovarli per poi restarne delusi.
Maria Di Lorenzo ne
è consapevole e alla narrazione
della vita della santa alterna lettere di uomini, donne, adolescenti.
Tutti in ricerca di
una felicità vagheggiata e mai afferrata, di una pienezza il cui ricordo
si perde nell’incavo dell’anima, di una domanda, di una risposta. Di un
“senso”.
Teresina non ha
avuto bisogno di una vita molto lunga per trovarlo. Né di oggetti o
abiti, di un lavoro o di una famiglia. Non ha avuto niente di ciò che noi
chiamiamo felicità e che – come la felicità – ci manca.
Eppure è svolata
tra le altitudini che contemplava senza paura. Ha affondato il viso nella
galassia che la sovrastava senza neanche alzare lo sguardo.
Ha guardato in
basso, Teresina, quando è uscita dal gruppo.
Copyright © Simona Lo Iacono
All righs reserved
La recensione di Simona Lo Iacono è pubblicata dal periodico
“La voce dell’isola” (21 Giugno 2008).
Un racconto
di vetro
soffiato
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Arriva in questi giorni in libreria l'ultima fatica
letteraria della scrittrice Maria Di Lorenzo: “Teresina e' uscita
dal gruppo” (Paoline Milano 2008) e' un romanzo-inchiesta
davvero originale che si addentra in ciò che la stessa autrice
definisce "il mistero di Teresa di Lisieux", accompagnando la
propria voce a quella di un gruppo di ragazzi e ragazze del nostro
tempo in cerca di un senso vero da dare alla propria vita, e che come
lei si sono lasciati interrogare dal mistero di Teresina, dal
segreto della sua vita veloce come una meteora e straripante di
felicità che l'ha portata dapprima alla vette della santità, e poi ad
essere anche proclamata Dottore della Chiesa da papa Giovanni Paolo II
una indimenticabile mattina di ottobre del 1997.
Ma chi sono i
giovani del duemila e
che cosa pensano?
E’ un mondo un po’ misterioso, il loro, un mondo a parte,
per certi versi inaccessibile. Li si immagina a volte come
"alieni" di un altro pianeta, e per molti adulti essi lo sono
realmente: un'altra razza, da osservare al microscopio delle proprie
supponenti certezze con lo sguardo fisso dell’entomologo.
Anche Teresina, la giovanissima santa di Lisieux, ha
attraversato il secolo appena trascorso sotto la potente lente del
microscopio. La sua vita infatti è stata analizzata da dotti teologi e
fini letterati, da artisti e filosofi, compositori e registi, celebrata
all’infinito in pellicole, dischi, libri, video, pièces
teatrali, fino ai più recenti siti internet, che si sono gettati a
capofitto nella sua vita e nei suoi pensieri affidati a quel singolare
diario, la Storia di un’anima,
che conobbe un’enorme diffusione nel XX secolo segnando
profondamente la vita e la spiritualità di milioni di credenti in ogni
parte del mondo.
Di fronte a un tale “oceano” di carta stampata, di
immagini, di parole sonore e virtuali, Maria Di Lorenzo ha scelto di
percorrere un’altra strada.
"Non mi interessava scrivere una nuova biografia - spiega la scrittrice – nè tantomeno
un trattato teologico, perchè non sono una teologa di professione ma
semplicemente una narratrice. Quello che volevo fare infine era
addentrarmi nel mistero di Teresa.
Volevo riuscire a spiegare, prima di tutto a me stessa, il mistero
ineffabile di questa ragazza di provincia vissuta più di cento anni fa
che ancora oggi ci interpella con il suo fascino e con le sue acerbe e
attualissime provocazioni, il paradosso di una felicità laddove la
felicità non si crede possibile: nella cella di un convento di
clausura".
Una storia di straordinaria
intensità emotiva, la sua, narrata con notevole finezza da una
scrittrice di rango come Maria Di Lorenzo che sa come regalare emozioni
forti ai suoi lettori e che attraverso una lingua fluida e perfettamente
aderente alle cose è capace di aprire varchi di comprensione e di
grande felicità narrativa in cui la riflessione e l'analisi si
sviluppano in una forte e ineludibile tensione morale.
"Ho scritto questo libro non “per” i giovani ma “con” i giovani", dice
l'autrice. E infatti "Teresina e’ uscita dal gruppo" si
propone di tracciare il percorso spirituale di santa Teresa di Lisieux
in un’ottica particolarmente attenta al mondo giovanile: cinque
macro-capitoli affrontano le tappe spirituali del suo cammino
esistenziale, intervallati dalle lettere indirizzate a S. Teresa dai
giovani partecipanti al Concorso Internazionale «Cara Teresina ti
scrivo…».
Il testo di Maria Di Lorenzo si
presenta così come il racconto
di una ricerca.
La ricerca di un senso da dare alla propria vita - doloroso
a volte ma sempre necessario - che sulle pagine del libro incontra il
silenzio eloquente di una creatura interamente attraversata da Dio, la
piccola Teresa di Francia, che con ogni fibra del suo essere ha detto
al mondo, e per sempre, tutto l'assoluto che aveva nel cuore ed il
segreto, spesso misconosciuto, della felicità: tutta la nostra vita è un'esperienza di gioia.
Con "Teresina è uscita dal gruppo" Maria
Di Lorenzo regala al lettore un'indagine letteraria che fa vibrare
tutte le corde dell’anima e che cattura fin dal primo istante grazie a
una scrittura tanto limpida
quanto avvolgente, ricca di vibrazioni interiori e lieve come il
respiro di un vetro soffiato, all'interno di un tessuto narrativo
articolato e sapiente che le consente di condurre il proprio racconto
in modo estremamente moderno e avvincente e che la conferma come una
delle scrittrici più interessanti e sicuramente più dotate del panorama
letterario italiano.
[Davide Bersani, Un racconto di vetro soffiato
per svelare il “mistero” di Teresa di Lisieux, "In Purissimo
Azzurro" – Giugno 2008]
|
La
“scommessa”
di
Teresa Martin
INTERVISTA
A
MARIA DI LORENZO
1. Cosa l’ha spinta a scrivere
questo libro?
Dopo il volume realizzato per le
Paoline su Pier Giorgio Frassati, cominciai a ricevere molte lettere,
contenenti tutte la medesima richiesta: quando avrei scritto un libro
interamente dedicato alla santa di Lisieux?
C'erano effettivamente molti
punti in comune tra i giovanissimi Teresina e Pier Giorgio, da me anche
evidenziati - sia pur frettolosamente - nel libro Pier Giorgio
Frassati. L’amore non dice mai basta, ma i miei lettori mi
domandavano un libro intero dedicato a Teresina.
E così ho accettato la
"sfida": non mi interessava scrivere una nuova biografia nè
tantomeno un trattato teologico, perchè non sono una teologa di
professione ma semplicemente una narratrice.
Quello che volevo fare era
addentrarmi nel mistero di Teresa.
Volevo riuscire a spiegare,
prima di tutto a me stessa, il mistero ineffabile di questa ragazza di
provincia vissuta più di cento anni fa che ancora oggi ci interpella con
il suo fascino e con le sue acerbe e attualissime provocazioni, il
paradosso di una felicità là dove la felicità non si crede possibile: nella
cella di un convento di clausura.
2. Teresa di Lisieux è
vissuta nel 1800. La sua proposta di vita può essere ancora significativa
per noi oggi che viviamo un tempo cosi diverso?
Il tempo sarà sicuramente
diverso, ma non il cuore, non lo spirito degli uomini e delle donne di
questo terzo millennio. Il cuore è rimasto lo stesso che cantava già
Dante e prima ancora Omero, con le sue problematiche, con la sua
irrinunciabile necessità di dare un senso alla vita.
E Teresina si presenta come una
straordinaria maestra di vita, nella sua apparente semplicità. La sua
proposta allora affascina oggi come ieri.
Altrimenti perchè tante persone,
credenti e non, farebbero chilometri e chilometri per vedere quella cassa
di foggia antiquata, dentro una teca di cristallo, che contiene le sue
spoglie mortali?
Sono le spoglie di una suora di
clausura di appena 24 anni vissuta ben un secolo fa, che però ancora ci
interroga e ci disorienta.
Teresa di Lisieux esercita un'attrattiva
speciale sui giovani di ogni tempo e di ogni età. Perchè gli amici di
Teresina hanno sempre vent'anni nel cuore.
3. Qual è stato il segreto
che ha permesso a Teresa di
raggiungere la santità?
Teresa si sente piccola piccola, incapace
di compiere cose grandi, ma capisce che ugualmente può aspirare alla
santità: l’ascensore che le permetterà di salire tanto in alto saranno
“le braccia di Gesù”.
Basta aver fiducia in Lui, lei pensa,
abbandonarsi completamente al suo amore, restare piccola, anzi diventarlo
sempre di più.
E’ questo il suo segreto ed è anche la
strada maestra della “piccola via”, che trasformerà la sua vita
permettendole di raggiungere il traguardo della santità in soli
ventiquattro anni.
Se ci pensiamo bene, a tanti di noi per
arrivarci non basta una vita intera.
Ma lei ci ha creduto, ha creduto
fortemente a quella felicità che le veniva solo da Dio, come un seme di
gioia nel cuore, e si è fatta santa.
4. La santità cambia le
manifestazioni umane, gli eventuali squilibri?
Molti anni dopo la morte di
Teresina, una sua compagna di scuola, divenuta nel frattempo suora
benedettina, fu chiamata a testimoniare al processo canonico e lei con
molta sincerità ebbe a confessare: "Se mi avessero detto che dentro
la mia classe c’era una santa, io non avrei mai pensato a Teresa…".
Teresina allora non era di certo
una ragazza "superdotata", e sbagliano quelli che l’hanno
dipinta fino ad oggi come una figura eroica, sovrumana, quasi
"predestinata" alla santità.
Si può anzi affermare che lei è
partita piuttosto svantaggiata sulla strada della vita: un lutto precoce,
molte fobie, chiusure infantili, ipersensibilità e insuccessi relazionali
che strada facendo l’hanno pesantemente segnata, né più né meno di quanto
succede a buona parte dei ragazzi di oggi, assediati dal consumismo e con
un desiderio inespresso di felicità che non riesce a realizzarsi.
Teresa non era santa fin dalla
nascita, anzi nulla lasciava presagire che, un giorno, lo sarebbe
diventata. Ma lei si è affidata a Dio, e Dio l'ha plasmata con il suo
amore.
5. Cosa significa l’espressione
“io scelgo tutto” per i giovani di oggi?
Significa non seguire il branco,
pensare con la propria testa, non vergognarsi di credere in Dio. Significa avere il coraggio delle
scelte.
Scegliere significa decidere, e
decidere - lo dice la parola stessa - vuol dire "tagliare".
Sfrondare la propria vita dai rami secchi, eliminare il superfluo, perché
i giovani alberi alla fine guadagnano dalle potature.
Una volta ho chiesto a una
ragazza di 25 anni che stava entrando in un ordine monastico di stretta
clausura: "Perchè lo fai?".
Lei mi ha risposto: "Perchè
voglio tutto. Voglio l'assoluto. Ma è
Dio soltanto il bene assoluto e quando uno capisce una cosa come
questa, non può scegliere nulla di diverso…".
6. Come queste pagine
“incrociano” la vita dei giovani di oggi?
Nel 2006 la webzine Aquero
Press, oggi confluita nel portale Il Fuoco Necessario, indisse
il concorso internazionale "Cara Teresina, ti
scrivo...", a cui parteciparono molti giovani di tutto il mondo con
lettere indirizzate a S. Teresa di Lisieux, lettere davvero molto belle,
alcune persino spiazzanti nella loro brutale franchezza, ma tutte
assolutamente sorprendenti per freschezza narrativa e genuinità di ideali.
Le lessi e pensai di inserirne
alcune nel mio libro, perchè aderivano alla mia personale ricerca
sviluppatasi via via in tre anni di letture, di appunti abbozzati a
matita e trasferiti sui file di un computer, di lunghe e imprevedibili
circumnavigazioni attorno al mistero di Teresa.
Perciò dico che questo libro io
non l'ho scritto "per" i giovani, ma "con" i giovani.
Queste pagine infatti incrociano
le loro vite, le loro speranze, le loro angosce, affidate ai messaggi
inviati a Teresa Martin, per tutti Teresina.
Ringrazio perciò la rivista Aquero
Press per avermi permesso di pubblicarli come ringrazio di cuore
anche i giovani che li hanno scritti e inviati, per la loro sincerità e
la profonda bellezza dei loro testi.
© Paoline sito internet
grazie a …
Katia
Fabrizio
Angela
Marta
Pina
Fabio
Elisa
Simone
Marta
2
Giuseppe
Samuele
Marco
Lucilla
Cristina
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