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Arriva in questi giorni in libreria l'ultima fatica letteraria
della scrittrice Maria Di Lorenzo: “Teresina
e' uscita dal gruppo” (Paoline Milano
2008) e' un romanzo-inchiesta davvero originale che si addentra in ciò
che la stessa autrice definisce "il mistero di Teresa di
Lisieux", accompagnando la propria voce a quella di un gruppo di
ragazzi e ragazze del nostro tempo in cerca di un senso vero da dare alla
propria vita, e che come lei si sono lasciati
interrogare dal mistero di Teresina, dal segreto della sua vita
veloce come una meteora e straripante di felicità che l'ha portata
dapprima alla vette della santità, e poi ad essere anche proclamata
Dottore della Chiesa da papa Giovanni Paolo II una indimenticabile
mattina di ottobre del 1997.
Ma chi sono i giovani del duemila e che cosa pensano? E’ un mondo un po’ misterioso, il
loro, un mondo a parte, per certi versi inaccessibile. Li
si immagina a volte come "alieni" di un altro pianeta, e
per molti adulti essi lo sono realmente: un'altra razza, da osservare al
microscopio delle proprie supponenti certezze con lo sguardo fisso
dell’entomologo.
Anche Teresina, la
giovanissima santa di Lisieux, ha attraversato il secolo appena trascorso
sotto la potente lente del microscopio. La sua vita
infatti è stata analizzata da dotti teologi e fini letterati, da
artisti e filosofi, compositori e registi, celebrata all’infinito in
pellicole, dischi, libri, video, pièces
teatrali, fino ai più recenti siti internet, che si sono gettati a
capofitto nella sua vita e nei suoi pensieri affidati a quel singolare
diario, la Storia di un’anima,
che conobbe un’enorme diffusione nel XX secolo segnando profondamente
la vita e la spiritualità di milioni di credenti in ogni parte del mondo.
Di fronte a un tale “oceano” di
carta stampata, di immagini, di parole sonore e virtuali, Maria Di Lorenzo ha scelto di percorrere un’altra
strada. "Non mi interessava scrivere una
nuova biografia - spiega la
scrittrice – nè tantomeno
un trattato teologico, perchè non sono una
teologa di professione ma semplicemente una narratrice. Quello che volevo
fare infine era addentrarmi nel
mistero di Teresa.
Volevo riuscire a spiegare, prima di tutto a me stessa, il mistero
ineffabile di questa ragazza di provincia vissuta più di cento anni fa
che ancora oggi ci interpella con il suo fascino
e con le sue acerbe e attualissime provocazioni, il paradosso di una
felicità laddove la felicità non si crede possibile: nella cella di un
convento di clausura".
Una storia di straordinaria
intensità emotiva, la sua, narrata con notevole finezza da una
scrittrice di rango come Maria Di Lorenzo che
sa come regalare emozioni forti ai suoi lettori e che attraverso una
lingua fluida e perfettamente aderente alle cose è capace di aprire
varchi di comprensione e di grande felicità
narrativa in cui la riflessione e l'analisi si sviluppano in una forte e ineludibile tensione morale.
"Ho scritto questo libro non “per” i giovani
ma “con” i giovani",
dice l'autrice. E infatti "Teresina e’
uscita dal gruppo" si propone di tracciare il percorso
spirituale di santa Teresa di Lisieux in un’ottica particolarmente
attenta al mondo giovanile: cinque macro-capitoli affrontano le tappe
spirituali del suo cammino esistenziale, intervallati dalle lettere
indirizzate a S. Teresa dai giovani partecipanti al Concorso
Internazionale «Cara Teresina ti scrivo…».
Il testo di Maria Di
Lorenzo si presenta così come il racconto di una ricerca. La ricerca di un
senso da dare alla propria vita - doloroso a volte ma sempre necessario -
che sulle pagine del libro incontra il silenzio eloquente di una creatura
interamente attraversata da Dio, la piccola Teresa di Francia, che con
ogni fibra del suo essere ha detto al mondo, e per sempre, tutto
l'assoluto che aveva nel cuore ed il segreto, spesso misconosciuto, della
felicità: tutta la nostra vita è un'esperienza di gioia.
Con "Teresina è uscita dal gruppo" Maria Di Lorenzo regala al lettore un'indagine
letteraria che fa vibrare tutte le corde dell’anima e che cattura fin dal
primo istante grazie a una scrittura tanto
limpida quanto avvolgente, ricca di vibrazioni interiori e lieve come il
respiro di un vetro soffiato, all'interno di un tessuto narrativo
articolato e sapiente che le consente di condurre il proprio racconto in
modo estremamente moderno e avvincente e che la conferma come una delle
scrittrici più interessanti e sicuramente più dotate del panorama
letterario italiano.
[Davide Bersani, Un racconto di vetro soffiato per svelare
il “mistero” di Teresa di Lisieux, "In Purissimo Azzurro" –
Giugno 2008]
Intrigante
come un romanzo
e vero
come la vita
Maria Di Lorenzo ci parla
di santa Teresa di Lisieux
Teresina
è uscita
dal
gruppo
per
andare incontro
alla
santità
di SIMONA LO
IACONO
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Mi sono
molto interrogata, prima di intervistare Maria
Di Lorenzo. Il suo libro, infatti, non è solo la storia di un’esperienza
di santità. Piuttosto è un coro di voci, una polifonia che si nutre di
sfumature e intonazioni, perché all’inconfondibile narrazione della vita
di Teresa di Lisieux unisce la storia di
ciascuno di noi.
La prima
cosa, quindi, che sono spinta a chiederle è proprio questa, questo incontro tra il mondo di oggi e l’esempio di
santità che offre Teresina.
D - L'incontro con la
figura di Teresa di Lisieux è, innanzitutto, l'incontro con un'esperienza
umana e spirituale: quella della santità. A suo avviso, qual è il valore
di questa esperienza nella società attuale?
R -
Viviamo in un'epoca all'apparenza indifferente alla santità, ma sotto sotto, a pensarci bene, non è così. La santità infatti affascina sempre, tanto oggi come ieri, ed
interpella la nostra coscienza, spesso anzi ci sconcerta. Bisogna dire
però che abbiamo sovente un'idea un po' "titanica" della
santità, che ci piace ammirare ma da lontano, sembrandoci un'esperienza assolutamente
impraticabile per noi "comuni mortali". L'esperienza di Teresa
di Lisieux però ci mostra che non è affatto così. Alcuni anni dopo la sua
morte, una compagna di scuola fu chiamata a testimoniare al suo processo
di canonizzazione, e lei, con molta sincerità,
ebbe a confessare: "Se mi avessero detto che nella mia classe c’era
una santa, io non avrei mai pensato a Teresa…". Quindi,
Teresina non era affatto una ragazza "superdotata", non era
santa fin dalla nascita, anzi nulla lasciava presagire che, un giorno, lo
sarebbe diventata. Tuttavia lei si è affidata completamente a Dio - qui
sta la differenza - e Dio l'ha plasmata con il
suo amore.
D - Le pagine del suo
libro "Teresina è uscita dal gruppo" scorrono tra squarci della
vita di Teresa di Lisieux (tratti dalla sua
"Storia di un'anima"), ricordi del Santo Padre Giovanni Paolo
II e delle sue entusiastiche giornate della gioventù, e lettere di
"uomini e donne di passaggio", col peso del proprio cammino
sulle spalle. I rimandi sono efficacissimi perchè legano l'esperienza spirituale della
santa sia all'apostolato della chiesa, sia alla vita concreta di tutti
noi. La stessa Teresina aveva preannunciato alle consorelle che dopo la
nascita al cielo avrebbe continuato a
intervenire nella vita delle anime. E' questo il senso dei rimandi o ce
n'è anche un altro?
R - I rimandi, come lei li
definisce, sono in realtà l'ossatura stessa del
mio libro, non un fatto aggiuntivo che deve sorreggere l'impalcatura
narrativa. Sono invece la sostanza del libro e disegnano delle
traiettorie ben precise dentro la vita degli uomini e delle donne del
nostro tempo, per la maggior parte giovani fra i venti e i trent'anni, che si sono lasciati interrogare dal
"mistero" di Teresina nella loro tenace ricerca di un senso da
dare alla propria vita. Il mio libro è nato da questi molteplici
incontri, ed anche da un concorso letterario svoltosi nel 2006,
"Cara Teresina ti scrivo...", a cui parteciparono
moltissimi giovani di tutto il mondo con delle lettere indirizzate a S.
Teresa di Lisieux. Lettere davvero molto belle, alcune persino spiazzanti
nella loro brutale franchezza, ma tutte assolutamente sorprendenti per
freschezza narrativa e genuinità di ideali. Le
lessi e pensai di inserirne alcune nel mio libro, perchè
aderivano perfettamente alla mia personale ricerca sviluppatasi piano piano in tre anni di letture, di appunti
abbozzati a matita e trasferiti sui file di un computer, di lunghe e
imprevedibili "circumnavigazioni" attorno al mistero di Teresa.
Perciò io dico che questo libro non l'ho scritto "per" i
giovani, ma "con" i giovani, queste pagine
infatti incrociano le loro vite, le loro speranze, le loro angosce,
affidate in modo singolare ai messaggi da essi inviati a Therese Martin, per tutti
semplicemente "Teresina".
D - La "piccola
via" tracciata da Teresa, a suo avviso, in che modo può confrontarsi
con le "tante e grandi cose" del mondo di oggi?
R - E' sicuramente qualcosa di
spiazzante, se ci pensiamo bene. Dove tutto aspira a
essere "grande", Teresina invita invece alla "piccolezza".
Per quanto paradossale possa sembrare la sua
proposta, essa affascina in modo davvero irresistibile l'umanità di oggi
come quella di ieri, presentandosi pur nella sua straordinaria semplicità
come una eccezionale maestra di vita. Altrimenti perchè
mai tante persone, credenti e non, farebbero chilometri e chilometri per vedere una cassa di foggia antiquata
dentro una teca di cristallo, che trasporta le sue spoglie mortali in
giro per l'Italia? Sono le spoglie di una suora di clausura di appena 24
anni vissuta più un secolo fa, che ancora oggi però ci interroga
e ci disorienta. Teresina ci interpella con il
fascino delle sue attualissime provocazioni e con il paradosso di una
felicità là dove la felicità non si crederebbe assolutamente possibile:
la cella di un convento di clausura.
D - La vocazione
spirituale di Teresa è certo stata alimentata e sostenuta da una famiglia
tutta incardinata nei valori più autentici della preghiera e della vita cristiana.
Il libro è anche un invito alla riflessione del ruolo della famiglia
nella formazione spirituale dei giovani?
R - Sicuramente la famiglia
riveste un ruolo importante nella crescita dei ragazzi di
oggi, come di ogni tempo del resto. Ma se i genitori sono
distratti, esauriti da troppe incombenze quotidiane, incapaci di
ascoltare veramente i loro figli e di relazionarsi
con loro in modo sereno, come potranno aiutarli a crescere? Che cosa
trasmetteranno loro se essi stessi, dentro, non ce l'hanno
già in abbondanza? Molte famiglie poi, anche se fortemente incardinate
nei valori cristiani, non sanno affatto trasmettere la loro fede ai
propri figli perchè presentano il cristianesimo
come una serie di divieti e di obblighi, che non
piacciono a nessuno e dove non fa mai capolino la gioia, quella gioia che
invece i ragazzi desiderano fortemente per la loro vita e che essi poi
finiranno per cercare altrove, spesso senza trovarla, nello
"sballo" ad esempio, nell'ecstasy, o nelle corse in automobile
a duecento all'ora sulle strade di notte per sfidare la morte, o forse la
vita, che è poi la stessa cosa...
D - In che modo allora,
secondo lei, Teresina che è "uscita dal gruppo" può aiutare i
nostri ragazzi a uscire a loro volta dalla
massificazione del linguaggio e del costume odierno per trovare la
propria inconfondibile e inimitabile voce? Trovo
che l'aspirazione all'assoluto di Teresina, che afferma senza indugio:
"scelgo tutto", sia la stessa sottolineata da Giovanni Paolo II
quando riponeva tante speranze nei giovani chiamandoli le sue
"sentinelle del mattino". Non pensa che questa "voglia di
tutto" , così fresca e incontaminata
all'inizio della vita, possa forse essere la base dalla quale partire
nell'educazione dei nostri figli, per poi essere indirizzata verso chi
può soddisfare quella sete?
R - Le racconto un episodio: un
giorno ho chiesto a una ragazza di 25 anni che
stava entrando in un ordine monastico di stretta clausura: "Ma perchè lo fai?". Aveva tutto, un bel lavoro, un
fidanzato meraviglioso, una famiglia perfetta, molte buone amicizie,
insomma una ricca vita sociale. Perchè lasciare
tutto questo per rinchiudersi tra le quattro mura di un convento di
clausura? "Perchè voglio tutto", mi
rispose lei spiazzandomi con un sorriso. "Io voglio quello che vogliono
tutti i miei coetanei in fondo - mi spiegò lei - ,
e cioè l'assoluto. E' questo infatti che noi
vogliamo, che noi cerchiamo con ogni mezzo, anche nei paradisi
artificiali della droga. Ma un giorno io ho
capito che è soltanto Dio il bene assoluto e se uno capisce una cosa come
questa non può scegliere niente di diverso…". Scegliere tutto allora,
per rispondere alla sua domanda, significa avere il coraggio di pensare
con la propria testa, di sfrondare la propria vita
dai rami secchi, eliminando tutto ciò che è superfluo, perché le giovani
piante alla fine guadagnano dalle potature.
D - E il suo incontro con
Teresina? Come è avvenuto e come l'ha cambiata?
R - Trascorrere tre anni della
propria vita a leggere i testi di Teresa, a meditarli, a lasciarsi
interrogare dal suo mistero, non è certo cosa da poco, inevitabilmente
deve lasciare il segno. Incontrare Teresina per me, prima ancora che
professionale, è stata un'esperienza umana e intellettuale importante, da
cui sono uscita molto arricchita, come scrittrice e come donna, ed anche
con uno sguardo più aperto e comprensivo verso la vita.
D - Posso chiederle che
lettera avrebbe scritto lei alla "sua"
Teresa?
R - Una lettera molto semplice, la
mia, composta da una parola soltanto:
"grazie".
Copyright © Simona Lo Iacono
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L’intervista di Simona Lo Iacono a Maria Di Lorenzo è pubblicata dal periodico “La voce
dell’isola” (21 Giugno 2008). Tutti i diritti sono riservati.
Una ragazza
innamorata dell’Infinito
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