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Santa Teresina di Lisieux. Vi dice qualcosa questo nome?
forse ancora non la conoscete, ma potrete incontrarla a tu per tu
leggendo il libro "Teresina è uscita dal gruppo" - di Maria Di
Lorenzo, edito Paoline - che racconta la vita di questa giovane santa,
morta a soli 23 anni.
Questo libro si rivolge proprio e noi ragazzi e ragazze: noi
giovani siamo presenti nel libro attraverso le lettere che, tra un
capitolo e l'altro, parlano a Teresina dei nostri dubbi, delle nostre
difficoltà, delle gioie e dei dolori, chidendo proprio a lei, che è
santa, un aiuto speciale.
Sete di radicalità
Indipendentemente dal fatto di essere religiosi o no, le
domande che Santa Teresina pone, all'interno di questo libro, chiamano in
causa la nostra umanità: "E' Gesù che cercate quando sognate la
felicità; è lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che
trovate; è lui la bellezza che tanto vi attrae; è lui che vi provoca con
quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al
compromesso: è Cristo".
Queste non sono solo le parole di Giovanni Paolo II alla
Giornata Mondiale della Gioventù, in occasione del Giubileo del 2000, ma
anche parole che ben raccontano la vita di Teresina, giovane santa, morta
a soli ventitrè anni, la cui esistenza è stata tutta rivolta
all'essenziale: Gesù.
Perchè dovrebbe
interessarci la storia di questa santa?
Soprattutto per il fatto che la sua vita può e vuole dire
qualche cosa a noi, giovani degli anni 2000.
Nata in un paese francese nel 1873, Teresina perde la madre
quando era ancora bambina. Pochi anni dopo, con una volontà ferrea,
sceglie di entrare al Carmelo - cioè in un convento di clausura - dove
vive fino ai 23 anni, quando la tubercolosi la fa morire.
Nel convento viene seppellita senza particolari cerimonie,
nel silenzio, come tante altre suore. Ma la sua vita, apparentemente così
differente dalla nostra, è destinata a cambiare molte altre vite che la
incontrano, insegnando la via della santità.
La vita nel
convento
Ai tempi di Teresina entrare in convento era cosa piuttosto
comune, ma ciò che fa riflettere è il modo con cui la santa ha fatto
questo: la semplicità della ragazza nel vivere nascosta tra le mura di un
edificio religioso, lontano dal resto del mondo, eppure restando così
vicino ad esso, sempre presente dentro nei pensieri e nelle preghiere.
Cosa ha permesso a Teresina e alle tante altre donne che
hanno intrapreso la via delle clausura, di resistere ad una vita così
essenziale e distante dalla nostra? Una parola: l'amore.
"Amare è dare
tutto, è dare anche se stessi"
Teresina era un'innamorata del Signore e, quindi, anche dell'uomo:
la sua grandezza è quella di essersi superata, giorno per giorno,
lottando contro le fatiche, i dolori e perseguendo la meta finale - la
gioia eterna che solo Dio può dare.
Noi, in cerca come
Teresina
Sembra strano, eppure in fondo, anche la nostra vita
quotidiana si nutre di ciò che ha vissuto teresina: fatica e gioia.
Quello che Teresina ci domanda, con la testimonianza della
sua vita, è: "Vuoi tu, giovane del nuovo milennio, dare un senso a
tutto questo e giungere alla felicità? Io ti posso indicare l'unica
strada valida: quella in Dio."
Ma se volete entrare in dialogo con lei..è meglio che
leggiate il libro e che vi facciate colpire dalla straordinarietà di
questa giovane santa.
[Claudia Bertolini, Teresina
è uscita dal gruppo: una giovane santa della semplicità, in "Ginger Generation”– 8 gennaio 2009]
Intrigante
come un romanzo
e vero
come la vita
Maria Di Lorenzo ci parla
di santa Teresa di Lisieux
Teresina
è uscita
dal
gruppo
per
andare incontro
alla
santità
di SIMONA LO
IACONO
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Mi sono
molto interrogata, prima di intervistare Maria Di Lorenzo. Il suo libro,
infatti, non è solo la storia di un’esperienza di santità. Piuttosto è un
coro di voci, una polifonia che si nutre di sfumature e intonazioni, perché
all’inconfondibile narrazione della vita di Teresa di Lisieux unisce la
storia di ciascuno di noi.
La prima
cosa, quindi, che sono spinta a chiederle è proprio questa, questo
incontro tra il mondo di oggi e l’esempio di santità che offre Teresina.
D - L'incontro con la
figura di Teresa di Lisieux è, innanzitutto, l'incontro con un'esperienza
umana e spirituale: quella della santità. A suo avviso, qual è il valore
di questa esperienza nella società attuale?
R -
Viviamo in un'epoca all'apparenza indifferente alla santità, ma sotto
sotto, a pensarci bene, non è
così. La santità infatti affascina sempre, tanto oggi come ieri, ed
interpella la nostra coscienza, spesso anzi ci sconcerta. Bisogna dire
però che abbiamo sovente un'idea un po' "titanica" della
santità, che ci piace ammirare ma da lontano, sembrandoci un'esperienza
assolutamente impraticabile per noi "comuni mortali".
L'esperienza
di Teresa di Lisieux però ci mostra che non è affatto così. Alcuni anni
dopo la sua morte, una compagna di scuola fu chiamata a testimoniare al
suo processo di canonizzazione, e lei, con molta sincerità, ebbe a
confessare: "Se mi avessero detto che nella mia classe c’era una
santa, io non avrei mai pensato a Teresa…". Quindi, Teresina non era
affatto una ragazza "superdotata", non era santa fin dalla
nascita, anzi nulla lasciava presagire che, un giorno, lo sarebbe
diventata. Tuttavia lei si è affidata completamente a Dio - qui sta la
differenza - e Dio l'ha plasmata con il suo amore.
D - Le pagine del suo
libro "Teresina è uscita dal gruppo" scorrono tra squarci della
vita di Teresa di Lisieux (tratti dalla sua "Storia di
un'anima"), ricordi del Santo Padre Giovanni Paolo II e delle sue
entusiastiche giornate della gioventù, e lettere di "uomini e donne
di passaggio", col peso del proprio cammino sulle spalle. I rimandi
sono efficacissimi perchè legano l'esperienza spirituale della santa sia
all'apostolato della chiesa, sia alla vita concreta di tutti noi. La
stessa Teresina aveva preannunciato alle consorelle che dopo la nascita
al cielo avrebbe continuato a intervenire nella vita delle anime. E'
questo il senso dei rimandi o ce n'è anche un altro?
R - I rimandi, come lei li
definisce, sono in realtà l'ossatura stessa del mio libro, non un fatto
aggiuntivo che deve sorreggere l'impalcatura narrativa. Sono invece la
sostanza del libro e disegnano delle traiettorie ben precise dentro la
vita degli uomini e delle donne del nostro tempo, per la maggior parte
giovani fra i venti e i trent'anni, che si sono lasciati interrogare dal
"mistero" di Teresina nella loro tenace ricerca di un senso da
dare alla propria vita.
Il mio libro è nato da questi
molteplici incontri, ed anche da un concorso letterario svoltosi nel
2006, "Cara Teresina ti scrivo...", a cui parteciparono moltissimi
giovani di tutto il mondo con delle lettere indirizzate a S. Teresa di
Lisieux. Lettere davvero molto belle, alcune persino spiazzanti nella
loro brutale franchezza, ma tutte assolutamente sorprendenti per
freschezza narrativa e genuinità di ideali. Le lessi e pensai di
inserirne alcune nel mio libro, perchè aderivano perfettamente alla mia
personale ricerca sviluppatasi piano piano in tre anni di letture, di
appunti abbozzati a matita e trasferiti sui file di un computer, di
lunghe e imprevedibili "circumnavigazioni" attorno al mistero
di Teresa.
Perciò io dico che questo libro
non l'ho scritto "per" i giovani, ma "con" i giovani,
queste pagine infatti incrociano le loro vite, le loro speranze, le loro
angosce, affidate in modo singolare ai messaggi da essi inviati a Thérèse
Martin, per tutti semplicemente "Teresina".
D - La "piccola
via" tracciata da Teresa, a suo avviso, in che modo può confrontarsi
con le "tante e grandi cose" del mondo di oggi?
R - E' sicuramente qualcosa di
spiazzante, se ci pensiamo bene. Dove tutto aspira a essere
"grande", Teresina invita invece alla "piccolezza".
Per quanto paradossale possa sembrare la sua proposta, essa affascina in
modo davvero irresistibile l'umanità di oggi come quella di ieri, presentandosi
pur nella sua straordinaria semplicità come una eccezionale maestra di
vita. Altrimenti perchè mai tante persone, credenti e non, farebbero
chilometri e chilometri per vedere una cassa di foggia antiquata dentro
una teca di cristallo, che trasporta le sue spoglie mortali in giro per
l'Italia?
Sono le spoglie di una suora di
clausura di appena 24 anni vissuta più un secolo fa, che ancora oggi però
ci interroga e ci disorienta. Teresina ci interpella con il fascino delle
sue attualissime provocazioni e con il paradosso di una felicità là dove
la felicità non si crederebbe assolutamente possibile: la cella di un
convento di clausura.
D - La vocazione
spirituale di Teresa è certo stata alimentata e sostenuta da una famiglia
tutta incardinata nei valori più autentici della preghiera e della vita
cristiana. Il libro è anche un invito alla riflessione del ruolo della
famiglia nella formazione spirituale dei giovani?
R - Sicuramente la famiglia
riveste un ruolo importante nella crescita dei ragazzi di oggi, come di
ogni tempo del resto. Ma se i genitori sono distratti, esauriti da troppe
incombenze quotidiane, incapaci di ascoltare veramente i loro figli e di
relazionarsi con loro in modo sereno, come potranno aiutarli a crescere?
Che cosa trasmetteranno loro se essi stessi, dentro, non ce l'hanno già
in abbondanza?
Molte famiglie poi, anche se
fortemente incardinate nei valori cristiani, non sanno affatto
trasmettere la loro fede ai propri figli perchè presentano il
cristianesimo come una serie di divieti e di obblighi, che non piacciono
a nessuno e dove non fa mai capolino la gioia, quella gioia che invece i
ragazzi desiderano fortemente per la loro vita e che essi poi finiranno
per cercare altrove, spesso senza trovarla, nello "sballo" ad
esempio, nell'ecstasy, o nelle corse in automobile a duecento all'ora
sulle strade di notte per sfidare la morte, o forse la vita, che è poi la
stessa cosa...
D - In che modo allora,
secondo lei, Teresina che è "uscita dal gruppo" può aiutare i
nostri ragazzi a uscire a loro volta dalla massificazione del linguaggio
e del costume odierno per trovare la propria inconfondibile e inimitabile
voce? Trovo che l'aspirazione all'assoluto di Teresina, che afferma senza
indugio: "scelgo tutto", sia la stessa sottolineata da Giovanni
Paolo II quando riponeva tante speranze nei giovani chiamandoli le sue
"sentinelle del mattino". Non pensa che questa "voglia di
tutto" , così fresca e incontaminata all'inizio della vita, possa
forse essere la base dalla quale partire nell'educazione dei nostri
figli, per poi essere indirizzata verso chi può soddisfare quella sete?
R - Le racconto un episodio: un
giorno ho chiesto a una ragazza di 25 anni che stava entrando in un
ordine monastico di stretta clausura: "Ma perchè lo fai?".
Aveva tutto, un bel lavoro, un fidanzato meraviglioso, una famiglia
perfetta, molte buone amicizie, insomma una ricca vita sociale. Perchè
lasciare tutto questo per rinchiudersi tra le quattro mura di un convento
di clausura?
"Perchè voglio tutto",
mi rispose lei spiazzandomi con un sorriso. "Io voglio quello che
vogliono tutti i miei coetanei in fondo - mi spiegò lei - , e cioè
l'assoluto. E' questo infatti che noi vogliamo, che noi cerchiamo con
ogni mezzo, anche nei paradisi artificiali della droga. Ma un giorno io
ho capito che è soltanto Dio il bene assoluto e se uno capisce una cosa
come questa non può scegliere niente di diverso…".
Scegliere tutto allora, per rispondere alla sua domanda, significa avere il
coraggio di pensare con la propria testa, di sfrondare la propria vita
dai rami secchi, eliminando tutto ciò che è superfluo, perché le giovani
piante alla fine guadagnano dalle potature.
D - E il suo incontro con
Teresina? Come è avvenuto e come l'ha cambiata?
R - Trascorrere tre anni della propria
vita a leggere i testi di Teresa, a meditarli, a lasciarsi interrogare
dal suo mistero, non è certo cosa da poco, inevitabilmente deve lasciare
il segno. Incontrare Teresina per me, prima ancora che professionale, è
stata un'esperienza umana e intellettuale importante, da cui sono uscita
molto arricchita, come scrittrice e come donna, ed anche con uno sguardo
più aperto e comprensivo verso la vita.
D - Posso chiederle che
lettera avrebbe scritto lei alla "sua" Teresa?
R - Una lettera molto semplice, la
mia, composta da una parola soltanto: "grazie".
Copyright © Simona Lo Iacono
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L’intervista di Simona Lo Iacono a Maria Di Lorenzo è
pubblicata dal periodico “La voce dell’isola” (21 Giugno 2008). Tutti i
diritti sono riservati.
La pienezza della
felicità
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