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NEWS - EUROPEAN ROGATIONIST ASSOCIATION
– NEWS
Anno IX – Ottobre 2000
LA VITA COME VOCAZIONE: ROSARIO
LIVATINO
Un giovane
dei nostri tempi. Cresciuto in una terra, la Sicilia, dove ognuno appena
viene al mondo deve deciderlo subito da che parte vuole stare, se vuole
essere picciotto oppure sbirro, con la legge
oppure contro di essa. Rosario Livatino era un ragazzo normale, che aveva
respirato aria di mafia fin da bambino, però in lui il richiamo della
giustizia è stato più forte di tutto. Un richiamo
irresistibile, che portava in sé i connotati profondi della vocazione.
Aveva infatti la purezza e la dimensione assoluta
dei "chiamati" da Dio. Egli sosteneva che "il rendere
giustizia è realizzazione di sé, è preghiera, è
dedizione di sé a Dio…". Fare il giudice era la sua vocazione.
La mafia lo
ha ucciso il 21 settembre 1990 mentre si recava al
lavoro presso il Tribunale di Agrigento. Il "giudice ragazzino"
non aveva ancora compiuto 38 anni. L’Italia scopriva così l’eroico
sacrificio di un giovane servitore dello Stato che aveva vissuto tutta la
propria vita alla luce del Vangelo.
Mi
appassionai anch’io alla figura di questo giovane magistrato, alla sua
purezza, alla sua coraggiosa testimonianza. Ero
una studentessa universitaria allora, ma già sapevo che scrivere sarebbe
stato il mio mestiere e così decisi in cuor mio che un giorno avrei scritto
un libro su di lui, come poi è stato: Rosario Livatino - Martire della
giustizia (Ed. Paoline, Milano 2000) è il volume che ho
realizzato in occasione del decennale della sua morte.
Mi aveva colpito soprattutto la lettura dell’esortazione
apostolica Evangelii Nuntiandi di Paolo VI, laddove si dice che
"l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i
maestri". Io vedevo in Livatino un testimone. Un testimone dei nostri
tempi. Ho scritto il libro per i giovani come me, perché i giovani sono sempre attratti dal fascino dei testimoni
radicali, quelli che testimoniano una vita spesa tutta per grandi ideali,
contrassegnata da scelte esistenziali "forti".
La preghiera
mattutina, la visita a Gesù nella chiesa accanto al Palazzo di Giustizia,
il lavoro indefesso al Tribunale di Agrigento fino
a sera inoltrata, la visita a qualche bisognoso. Rosario era così. Un viso dai lineamenti dolci, il sorriso appena accennato, i
capelli neri pettinati con la riga di lato. Gli occhi scuri e fondi;
lo sguardo fermo, penetrante. Un fisico minuto, da adolescente. Semplice e
austero, persino nel vestire. Il ragazzo delle otto beatitudini, qualcuno
lo ha definito.
"Cari
giovani, abbiate la santa ambizione di essere
santi!", ha detto nel messaggio alla gioventù per la XV Giornata
Mondiale a Roma (agosto 2000) il Santo Padre Giovanni Paolo II, il quale
qualche anno fa, durante la sua visita pastorale in Sicilia, ha definito
Rosario Livatino "un martire della giustizia e, indirettamente, anche
della fede…".
Il vescovo di Agrigento, mons. Carmelo Ferraro, ha aperto la fase
informativa del suo processo di beatificazione. La speranza di tutti è di
vederlo elevato un giorno, a Dio piacendo, alla gloria degli altari. Il
chicco di grano solo morendo può partorire la sua spiga. Rosario Livatino
lo aveva compreso: essere dono per gli altri è la vocazione profonda di ogni essere umano.
Maria
Di Lorenzo
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MARIA DI LORENZO
Rosario Livatino. Martire della giustizia
Paoline Editoriale Libri
© Milano 2000
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