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Maria Di Lorenzo

Quaderno Siciliano

Firenze - PoesiArte,

1994, pp. 36, s.p.

 

copertina libro

 


  

INDICE DELLE POESIE

 

PROLOGO

Raccontastorie

PARTE PRIMA / Mythos

La terra

Escluso dal coro

Il cielo non offre rifugio

Miele della vita

Lissa

Vacabunnarìa

PARTE SECONDA / Mneme

Paura del vento

Quando i morti erano vivi

L'amore mitologico

Gli occhi del padre

Il sonno e la festa

Le cose senza nome

Non è che un ricordo

UN EPILOGO

A Roma, di primavera occidente

 


 

 

L’AUTRICE

Maria Di Lorenzo

 

MARIA DI LORENZO

 

Nata nel 1964, vive e lavora a Roma.

 

Dopo il Liceo Classico, ha frequentato i corsi della Facoltà di Lettere e Filosofia presso la Università degli Studi di Urbino, laureandosi col massimo dei voti in Letteratura Italiana, con una tesi di carattere psicoanalitico su Giacomo Leopardi.

 

Ha lavorato quindi come giornalista per il quotidiano Il Tempo, per la RAI e per varie testate italiane. Nel 2006 ha fondato la rivista culturale telematica IN PURISSIMO AZZURRO, che attualmente dirige, mentre continua a collaborare a varie testate italiane con articoli di tematiche culturali e socio-religiose.

 

Cinema, letteratura, teatro e spiritualità sono i suoi principali campi di interesse, sia personali che professionali.

 

Diverse sono le collaborazioni letterarie di Maria Di Lorenzo con riviste italiane di letteratura e di critica, dal 1990 fino ad oggi.

 

Come autrice di versi è stata tra i segnalati al Premio Letterario Internazionale “Eugenio Montale” nel ‘91 per la silloge Il tempo di un breve commiato, poi confluita nella prima raccolta poetica intitolata Voci dal muschio (Edizioni Tracce, Pescara 1992), a cui qualche anno dopo ha fatto seguito la  plaquette Quaderno Siciliano (Firenze PoesiArte, 1994).

 

Le sue poesie hanno ottenuto dagli addetti ai lavori numerosi consensi e riconoscimenti e sono pubblicate e recensite su riviste ed antologie italiane ed estere.

 

Autrice di racconti, nel 1992 ha vinto il Premio di narrativa intitolato a “Giacomo Debenedetti” per il miglior esordiente under 30, con il racconto A sud del cuore.

 

Dal 1992 a oggi ha pubblicato diversi volumi di narrativa, poesia e saggistica, e ha anche composto radiodrammi, testi teatrali, fiction cine-televisive, programmi radiofonici.

 

Ricordiamo:

 

Voci dal muschio (raccolta di poesie, Tracce, Pescara 1992);

 

Quaderno Siciliano (plaquette f.c, PoesiArte, Firenze 1994);

 

Donna e cinema nell’Europa duemila (Demian Edizioni, Teramo 1994),

 

Donne e cinema nell’Europa duemila fra immaginario e quotidianità (Editrice Andromeda, Colledara, 1998); 

 

Rosario Livatino. Martire della giustizia (Paoline, Milano 2000, 2008),

 

Con la croce sul cuore – Edith Stein (Bologna, Edizioni dell’ Immacolata, 2000, 2006),

 

Pier Giorgio Frassati. L’amore non dice mai basta (Paoline, Milano 2002),

 

Madre Teresa. Lo splendore della carità (Paoline, Milano 2003),

 

Una scorciatoia per il cielo - 17 percorsi di vita e di fede con Maria di Nazareth (Gribaudi, Milano 2004),

 

La sera si fa sera (Edizioni Tracce, Pescara 2004, romanzo).

 

Le sue opere sono state tradotte fino a oggi in inglese, portoghese, ceco e polacco.

 

Attualmente Maria Di Lorenzo lavora a un nuovo romanzo, dopo La sera si fa sera del 2004, e ha diversi progetti sulla propria scrivania e nel fatidico “cassetto”, che sono in attesa di realizzazione.

 

E’ in questi giorni nelle librerie la sua ultima fatica letteraria: Teresina è uscita dal gruppo.

 

 

 

 


ALTRE OPERE

Teresina è uscita dal gruppo

La sera si fa sera

Madre Teresa

Donne e cinema

nell’Europa duemila

Sui passi di Maria

Pier Giorgio Frassati

Rosario Livatino

La stanza dello scirocco

Con la croce sul cuore

Voci dal muschio

Una scorciatoia per il cielo


  


 

 

  


Hanno scritto…


 

MARIA DI LORENZO NELLA POESIA

DEI RACCONTI

di Carmelo R. Viola

[ "IL CORRIERE DI ROMA" - 15 ottobre 1995 ]


Ogni verso è un messaggio come ogni goccia d'acqua è il riflesso dell'universo.

E ogni messaggio è un ponte ideale tra l'io e l'altro, tra il presente e i due poli del tempo.

Quaderno Siciliano di Maria Di Lorenzo ha tutto il sapore di un diario di ricordi, il quale, ancorchè rivelato, resta "segreto", circonfuso com'è da un alone di ambiguo dolce mistero in cui l'occasionale ignoto interlocutore può scoprire anche ciò che non c'è scambiandola con una parte della propria storia

L'importante è essere riusciti ad accendere "a distanza", come in un marchingegno magico, una sintonia di emozioni: ciò che conta è trovare consensi interiori, non confessori curiosi e indulgenti.

Dopo tutto, nella sua sconfinata varietà, l'esistenza (a dispetto della unicità vantata dall'individuo) è sconsolatamente monotona.

Come la più grande biblioteca non fa che combinare sempre le stesse poche lettere dell'alfabeto, così la parabola della vita è una sempre nuova ricerca affannosa che, attraverso le fasi biologiche dell'ascendenza e della discendenza, dell'adolescenza e della senescenza, del miraggio e del ricordo, ritorna puntualmente all'interrogativo del punto di partenza.

La poesia serve proprio a questo: a usare miraggi e ricordi come strumenti di penetrazione dell'infinito per soddisfare attraverso l'immaginazione quella segreta aspirazione all'eterno che è in ciascuno di noi.

Maria Di Lorenzo ci riesce e prova ne sono queste "risposte" suscitate in me.

L'Autrice, giornalista, per altro impegnata in molteplici attività letterarie, radiofoniche e teatrali, non è siciliana di nascita ma una qualche esperienza la lega affettivamente alle peculiari caratteristiche dell'Isola, fino ad apprezzarne la parlata, almeno quella semplice e maliosa dei sentimenti semplici della gente comune.

La silloge di composizioni, chela stessa A. definisce "microracconti in versi", è dedicata a "Turi".

"Un bambino isolano - sono ancora le parole della Di Lorenzo - che attraverso dolori e speranze, vittorie e lacrime, diventa uomo.

Un uomo che troverà la propria realizzazione umana e professionale lontano dalla sua Sicilia (amaro destino di fuga di tanti isolani) ma che alla sua terra resterà sempre - indissolubilmente - legato, con il suo cuore insulare e la sua invitta capacità di educarsi alla vita attraverso la quotidiana disciplina del dolore".

E' questa la chiave di lettura del testo.

Il "prologo", introdotto dalle seguenti parole di Giampiero Neri: "Viaggiatore notturno nella città, / una lettera è spedita al tuo nome, / una corrispondenza che credevi interrotta / ritorna con misteriosi legami, / considera la tua fedeltà al passato", e intitolato "Raccontastorie", suggella come meglio non potrebbe, la mia prima impressione.

"E' nel cavo delle mie mani / il tempo che oggi ti dorme nel cuore".

La prima parte del libretto, contrassegnata dalla voce Mythos, fonde l'immagine mentale con il ricordo della cosa - l'Isola amata - che, per l'appunto, mitizza:

"intorno al porto di Messina / è culla d'acqua / che accresce lo sgomento / degli abissi che s'aprono ai tuoi sguardi (...)/ e all'improvviso t'appare / più lontana, più sconosciuta, laggiù / la terra".

La nostalgia forma un "nodo delle tue lacrime che si scioglie / ora nel petto".

L'A. allarga lo sguardo commosso e "vede" Capo d'Orlando e Punta Milazzo e qui "il filo di fumo dirigersi / alle chiuse del vento".

Dai rilievi geografici passa ai sentimenti tipici degli isolani. Con "lissa" si denota un improvviso stato di deliquio: l'A. lo sfuma e l'addolcisce in uno stato d'inquietudine e di stress esistenziale. E' termine greco.

Chiude (la prima parte) con "Vacabunnarìa" (vagabondaggio) in cui il comune amico Salvatore Di Marco ha reso quanto meglio non avrebbe potuto la sensibilità sicilianòfila della nostra Poetessa.

"E sugnu tempu / e vuci di stiddi / sugnu aceddu / e sonnu di petri / davanti 'o mari" (“E sarò tempo /e voci di stelle / sarò uccello / e sonno di pietre / davanti al mare").

Nella seconda parte, Mneme (memoria), approfondisce il tracciato ricorrendo graziosamente a qualche voce siciliana per rendere meglio il contesto psico-etnico.

Parla della burrasca che "ti scippa mezza nasca" (che porta via metà del caratteristico naso schiacciato o camuso); della ricorrenza dei morti (2 novembre) quando, secondo un antico costume, si fa credere ai più piccoli che i trapassati portino regali ai bambini secondo i meriti, servendosi di una "truscia" (fagottino di tessuto con nocche).

Parla di "vento di zagare impazzite" (profumatissimi fiori dei limoni) la cui comparsa fa coincidere con la "stagione prima dell'amore".

Ma il panta-rei della vita vuole che "il fuoco diventa ogn'ora cenere / e vengono dopo sempre nuovi amori".

Tra i ricordi del padre, che "appariva /col passo leggero / del vento (...) / la mano nell'aria che punisce / e che rasserena", quello dei "ceci abbrustoliti nella sabbia" che, come altri legumi trattati alla stessa maniera, ancora oggi vengono indicati con la voce araba "calia".

Ricorda ancora "cose senza nome": un "anacoreta del mare, nelle sue mani / aveva la sapienza delle attese".

Tutto, conclude, non è che un ricordo: Quel gruppo assorto / sul precipizio del tempo / ritorna adesso alle risacche / del cuore, riverbero / d'infanzia pietrificata".

L'epilogo è un ritorno a "Roma, di primavera occidente" (dove l'Autrice vive) dove "resiste ancora / l'amore della Sicilia, il tuo cuore".

Dove c'è musicalità e sentimento là c'è poesia.

Nei versi di Maria Di Lorenzo ci sono le due cose, l'una complemento dell'altra.

Ma c’è anche uno stile semplice nostalgico. E c'è anche un uso (oggi raro) appropriato delle parole e della metafora e il rispetto della punteggiatura e della sintassi, almeno quanto basta per ridurre al minimo il rischio del fraintendimento da "oscurità", una "licenza" questa, che non può essere negata totalmente alla natura viscerale e alla funzione estetica e catartica dell'arte poetica.

 

© Carmelo R. Viola

[ "IL CORRIERE DI ROMA" - 15 ottobre 1995 ]

 

 


La parola al critico letterario


 

“La Di Lorenzo, alla sua seconda pubblicazione di versi, tende a evocare le memorie dell'infanzia, la fedeltà della terra, un antico amore, il sentimento del tempo che passa.

E' una poesia corposa e incalzante, sconvolta da ritmi interni molto personalizzati, dove si alternano ricordi e problemi esistenziali ad interrogativi angosciosi.

C'è una sorta di consapevolezza della realtà e un approdo al mito in motivi pressochè inediti.

Quella di Maria Di Lorenzo è un'anima inquieta che cerca una verità con cui fondersi nell'universale relatività della vita, in modo da pervenire alla consapevolezza di e del vivere, in una poesia che si fa storia e cronaca insieme.

Fedele all'enigma del tempo, s’impegna nella ricerca dei momenti dell'esperienza umana.

[...] La Sicilia è la vera protagonista della raccolta. Non soltanto per la poesia intitolata "Vacabunnaria" (l'unica in dialetto siciliano), ma per i molteplici riferimenti a tradizioni, luoghi e stilemi relativi alla Sicilia.

 

© Emanuele Schembari

    [ "Arenaria", n. 31-32 p.99 ]

 

 


 

to the island

 

"C'è una strada nel fondo

della nostra memoria,

porta dritta al passato

come al futuro..."

 

TURI VASILE

Un villano a Cinecittà

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 


Pagine scelte


 

LE COSE SENZA NOME

 

Da quel semaforo in disarmo

una congerie di attrezzi

favolosi ai tuoi occhi

aurorali per raccontare

il denso  scoprire

ed emozionarsi di ogni giorno,

stagioni da traversare

come il mare aperto...

 

E nulla accadeva se non la vita

nuda di viaggi d'oltreoceano

immaginati per ricognizione

dall'uomo che contava brumose

cantilene ai folletti intorno:

anacoreta del mare, nelle sue mani

aveva la sapienza delle attese,

pazienza di ragno a tessere

la gioia che mai svela

 

Che cosa raccontava quel ticchettio

segreto battere sul tasto

a chi spiegava diuturna scienza

dei fortunali, l'iniziatico mistero

di acque e terre inesplorate

 

Alfabeto di ore perse

a decifrare sciarade di vento

nello stillicidio di partenze

verso nessun luogo, ma suo

era il sillabario della tua vita

oscura, il lessico delle cose

senza nome.  

 


 

"Viaggiatore notturno nella città,

una lettera è spedita al tuo nome,

una corrispondenza

che credevi interrotta

ritorna con misteriosi legami,

considera la tua fedeltà al passato".

 

GIAMPIERO NERI, Dallo stesso luogo

 


 

IL SONNO E LA FESTA

 

I bambini fanno piroette

davanti al cimitero

nel giorno dei morti,

succhiano zucchero filato

e ceci abbrustoliti nella sabbia

 

le ossa dei morti

sono dure da masticare

e lasciano in bocca

un paradiso di sapori

 

Dentro

le pietre bianche segnano

i nomi dell’assenza,

risuonano i sentieri di ghiaia

delle sommerse voci

che vengono a tratti

sul limitare del doppio regno…

 

Hanno suole di vento

quelli che aspettano

la resurrezione di luce

e già conoscono il rovescio

dell’arazzo inesplicabile

 

seguono con gli occhi

la mano infallibile

del Soprastante

 

Il sonno e la festa

non ricordano, solo un sapore

soave in mezzo ai denti

nella luce che supera

il crepuscolo

 

Ciccina che ha lasciato

un coniglio di pezza

e una promessa: non piangete,

tanto non vi abbandono più…

 


[ Il sonno e la festa è stata pubblicata nella rivista “Spiritualità & Letteratura”, Anno VII – n. 23 –settembre-dicembre 1993. La rivista “Spiritualità & Letteratura” ha pubblicato altri due brani del poemetto: Il cielo non offre rifugio (N. 24  gennaio-aprile 1994) e Miele della vita (N. 24 – maggio-agosto 1994 ). Quest’ultima è uscita anche sulla rivista in lingua spagnola “El Indio del Jarama di Madrid, n. 19-20, enero-abril 1995, suplemento Poesia Mas Poesia n. 10-11 ] 

 


 

my race began

 

"My race began as the sea began,

with no nouns, and with no horizon,

with pebbles under my tongue,

with a different fix on the stars".

 

DEREK WALCOTT

 


 

NON E’ CHE UN RICORDO

 

“e io fingo timore a chi non sa

che vento profondo m’ha cercato”

(S. Quasimodo)

 

Quel gruppo assorto

sul precipizio del tempo

ritorna adesso alle risacche

del cuore, riverbero

d’infanzia pietrificata

 

Mondo girovago