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“Se c ’è
stato Auschwitz allora non ci può essere Dio”. Lo si è sentito ripetere spesso fino ad oggi, ogni volta che
il pensiero e il ricordo, soprattutto dei sopravvissuti, è andato a
quella pagina nera dell’Europa del ’900 che è stata per l ’appunto
Auschwitz.
Una spaventosa macchia sulla coscienza del genere umano, il “tabernacolo” del male assoluto
in cui si è rivelato per intero, e come forse mai nella storia, il grande
mistero dell’iniquità.
Suor Faustina Kowalska si congeda dal mondo nell’ottobre del 1938, alla
vigilia dei grandi sconvolgimenti mondiali. Nella notte fra il 9 e il 10
novembre di quel tragico anno, vengono date alla fiamme le sinagoghe
ebraiche in Germania.
Con quella che sarebbe passata alla storia come “la notte dei cristalli”,
prendeva il via il piano diabolico e criminale di Adolf Hitler, quella
forza barbarica e anticristiana che sotto il vessillo del
“nazionalsocialismo” avrebbe fatto tabula rasa di ogni valore etico e
spirituale per più di un decennio, a cominciare dal 1933, anno
dell’ascesa al potere del Fuhrer.
“L’ora X” scattava il primo settembre del 1939, allorché
dopo il patto di non aggressione stipulato a Mosca il 23
agosto di quell’anno fra Stalin ed Hitler, veniva dato il via
all’occupazione tedesca della Polonia. Con le prime operazioni di guerra
si apriva purtroppo anche la strada degli internamenti di massa nei campi
di concentramento nazisti,
e la zelante polizia militare tedesca presto sarebbe entrata
nella cittadella di Maria, Niepokalanów, per prelevare Massimiliano Kolbe e condurlo al
campo di sterminio di Auschwitz.
«Nel mondo intero sta
per succedere “qualcosa”, ma a
noi, che siamo consacrati all’Immacolata, che cosa potrà
capitare in qualsiasi luogo?», scriveva in una delle sue lettere padre
Kolbe.
Arrestato nella primavera del
1941 e portato ad Auschwitz,
la polacca Oswiecim, con altri trecento prigionieri stipati
in
carri bestiame, nella cittadella
dell’odio l’apostolo
di Maria avrebbe offerto la propria vita
il 14 agosto 1941, in cambio di quella di un altro
prigioniero, Francesco Gajowniczek, con moglie e figli, destinato a
morire nel bunker della fame.
Gli squadroni della morte
all’ordine del Fuhrer si espandevano a macchia d’olio verso
l’Europa intera con le loro camicie brune e le croci uncinate grondanti
di sangue. Sul mondo
si allungava a poco a poco l’ombra della croce. Migliaia e migliaia di vittime
falcidiate dalla violenza nazista in un desolante scenario umano e
spirituale.
Ma san Massimiliano Kolbe
diceva con convinzione, con
quella tenace convinzione che forse hanno solo i santi: «L
’odio non è una forza creativa; solo
l’amore crea».
E ancora, con straordinaria virtù profetica, asseriva: «Dio sta purificando la Polonia.
Dopo,
la luce spirituale del nostro
Paese splenderà sul mondo».
[continua…]
La
missione di Faustina Kowalska
Suor Faustina aveva detto sul letto di morte: “Io sento
chiaramente che la mia missione
non finisce con la morte, ma comincia. O anime dubbiose, solleverò
per voi il velo del paradiso, per convincervi della bontà di Dio, perché
non continuiate a ferire con la diffidenza il Cuore dolcissimo
di Gesù. Dio è amore e Misericordia!”.
La fama della
santità della sua vita crebbe insieme alla diffusione del culto alla
divina misericordia sulla scia delle tante grazie ottenute attraverso la
sua intercessione.
Durante la seconda guerra mondiale si diffondeva infatti
assai velocemente in tutto il mondo la devozione alla
misericordia divina e a seguito
di questo don Sopocko ritenne opportuno rivelare chi era la
sua promotrice, la cui fama di santità
si accresceva di giorno in giorno. Negli anni 1963-67 si
svolse
quindi a Cracovia il processo informativo relativo alla sua
vita
e alle sue virtù e nel 1968 iniziò
a Roma il processo di
beatificazione che si concluse
nel dicembre del 1992.
La sua causa venne promossa dall’allora vescovo ausiliare di
Cracovia Karol Wojtyla, che da
giovane operaio e seminarista clandestino negli anni Quaranta
si fermava a pregare sovente – recandosi a lavorare nella
fabbrica Solvay – nel monastero (oggi santuario) di Lagiewniki.
Ed è stato proprio lui, salito al soglio pontificio con il
nome di Giovanni Paolo II, a scrivere una enciclica, Dives in Misericordia,
la seconda del suo pontificato, interamente dedicata alla
devozione appresa dall’umile suora polacca. Ed è stato
sempre lui che l’ha dichiarata prima beata, il 18 aprile
1993,
e quindi santa, il 30 aprile 2000, davanti a una folla di
oltre duecentomila pellegrini
convenuti a piazza San Pietro.
In quell’occasione il Papa ha stabilito per la prima volta la
festa della Divina
Misericordia, da celebrarsi ogni anno nella seconda domenica di Pasqua.
Sempre a Roma, proprio a due passi da San Pietro, è attivo
dal 1994 il Centro di Spiritualità
della Divina
Misericordia, annesso alla Chiesa di Santo Spirito in Sassia. Il centro è
un polo di irradiazione spirituale, fucina di molte iniziative legate
al culto della divina misericordia
ed è, per così dire, il cuore italiano della devozione di
migliaia e migliaia di fedeli a S. Faustina Kowalska.
La sua Famiglia religiosa, la Congregazione della Beata
Vergine Maria della Misericordia,
è attiva ancora oggi nel sostegno soprattutto alle giovani
donne, alle ragazze madri e agli handicappati. Da qualche tempo poi è
sorta anche l’Associazione degli
Apostoli della Divina Misericordia, un movimento internazionale
formato da sacerdoti, religiosi e laici
presenti in ben 29 paesi.
“Attraverso di te, come per
l’Ostia Santa - aveva assicurato
un giorno Gesù a suor Faustina –
i raggi della mia
Misericordia
si espanderanno sul mondo”.
[continua…]
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