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“Una
splendida storia
di normale
eroismo…”
(Famiglia Cristiana,
9 aprile 2006)
La trama del
romanzo
Adriana ha cinquant’anni, ha appena subìto
un delicato intervento al seno per l’asportazione di un tumore e trascorre
la convalescenza in Sicilia, sua terra natale, in
compagnia dei ricordi.
Il
professor Genovesi, il chirurgo che l’ha operata, le ha suggerito di
tenere durante il soggiorno un diario, e
lei col passare dei giorni – in attesa di rientrare a Roma per sottoporsi
alla terapia radiante – ripensa alla propria vita, al suo difficile
cammino di donna in una terra arcaica, fra mille tabù, violenze,
interdizioni. Un percorso costellato di fatiche e rinunce, delusioni e
malintesi che hanno finito per scavare, giorno dopo giorno, solchi sempre
più profondi fra lei e sua figlia, Caterina, attrice inquieta in giro per il mondo.
E’
per lei che Adriana comincia il suo viaggio, il
più difficile ed anche il più importante di tutta la sua vita: quello che
la condurrà dentro di sé, nella propria anima finalmente messa a nudo
perché possa brillare, alla fine, una luce sola: quella della verità, ancorché dolorosa e brutale. La verità che,
sola, libera.
Le
parole non dette, quelle mai pronunciate – per paura, per pudore, per
vigliaccheria – poi restano dentro, ci restano come macigni e a lungo
andare avvelenano il cuore. Così, di fronte al pensiero della malattia, alla presenza strisciante della morte,
Adriana capisce che non ha più alcun senso fuggire, tapparsi le orecchie
e gli occhi, rifugiarsi ancora una volta nella viltà.
Nella
grande casa vuota di voci affacciata sul promontorio di Gibilmanna, da cui si scorgono – verso sera – le luci della baia, rivede a poco a
poco davanti ai propri occhi, come un film, la storia della sua famiglia.
Nella memoria tutto è fermo, congelato in un presente eterno,
incorruttibile, ancora vivo.
La
treccia odorosa di nonna Beata, mitica compagna
dell’infanzia, con i suoi riti, le epifanie, la scienza esatta dei sogni;
l’adolescenza ombrosa e solitaria segnata dal tradimento del padre –
partito un giorno per le Americhe in cerca di fortuna e lì inghiottito
dal nulla, poi misteriosamente ricomparso dopo tredici anni, ormai
estraneo ai suoi occhi di bambina innamorata e delusa; il rapporto conflittuale, e mai
risolto, con la madre Isolina, dalla bella bocca
avara di baci; l’educazione claustrofobica che le inaridisce i sogni e che – dopo
aver conosciuto l’amore con un coetaneo, Fausto, il quale sogna di lasciare l’isola per
affermarsi come scrittore, e che perderà
aspettando da lui un figlio – la spinge verso un matrimonio infelice con un dirigente del Partito Comunista,
futuro padre di Caterina; e poi la crescita dei figli, così diversi fra
loro, e il successivo distacco; i difficili “anni di piombo” vissuti nella tranquillità borghese di un
appartamento romano sfiorato assai da vicino dall’ombra del terrorismo.
Una
vita intera, la sua, vissuta all’ombra di un segreto – la paternità di suo figlio – gelosamente
custodito per tanti anni, e che però non ha preservato la sua famiglia da
dolori e dissapori: Lorenzo, il figlio di Fausto,
dalla fragile e tormentata sensibilità d’artista (è un compositore),
muore in un incidente automobilistico che molto assomiglia a un suicidio;
credendo che la madre non abbia amato altri che lui, Caterina sceglie di andare
via, di rompere i ponti, amplificando in
questo modo un conflitto già latente fra loro due, un vecchio solco di
errori e disamore.
L’essere
madre e il fare la madre, infatti, non sono esattamente la stessa cosa: in mezzo c’è un mare di sbagli, di
ingenuità e passi falsi, compiuti il più delle volte in perfetta
buonafede, per mancanza di modelli sicuri e di esperienza.
L’amore,
quello vero, passa solo attraverso la conoscenza; non si può costruire sui vuoti,
sull’assenza. Se non lo si capisce allora si torna sempre indietro, al
punto di partenza, come nel gioco dell’oca: si ripetono sempre gli stessi
errori. E invece lei ora sa che amare nella vita è tutto, perché “in quel viaggio
incomprensibile dal mistero al mistero in cui è racchiuso il senso di
ogni vita umana, è l’amore a segnare ogni volta la via.”
Adriana
è consapevole, perciò, di non avere forse molte altre opportunità di
dialogo con sua figlia e allora vuole raccontarsi, aprire il cuore come
mai aveva fatto prima in vita sua. Non un diario, e neppure un
testamento; piuttosto il resoconto di un viaggio:
quello della vecchia bambina della casa di tufo in cammino, negli anni,
verso la consapevolezza e la libertà, dentro i mille simulacri della
vita…
Sguardi di donna
Bagheria è diventato un
luogo letterario grazie all’omonimo libro di Dacia Maraini,
che ha contrapposto alla Bagheria della sua infanzia,
devastata dalle vicende della seconda guerra mondiale, ma ancora salva
per poco dallo scempio edilizio perpetrato da mani assetate di guadagni,
quella del momento in cui la scrittrice in essa ritorna una quindicina di
anni fa, per vederla ormai devastata dal disordine edilizio, compromessa
dalla crudeltà della mafia, rovinata dalla corruzione politica.
Da questa consapevolezza nasce
l’attacco coraggioso della Maraini, che leva la sua
voce contro il malcostume e la corruzione e fa del suo testo una denuncia
civile e politica, ma anche un’occasione di rivisitazione di quel passato
di alto livello civile e culturale che questa terra ha avuto.
Ma su questo sfondo per la scrittrice emerge determinante il
ruolo della donna, in una lunga storia di vessazioni, nella dicotomia tra
condizione reale e apparenza, in un mondo in cui le parvenze dell’onore
tendevano a sacrificarla, facendo sì che si fingesse sempre di non vedere
e si dimenticasse tutto quanto riguardava l’ autentica e reale vita della
donna.
Bagheria e la condizione
femminile sono ancora protagoniste dell’interessante romanzo di Maria Di Lorenzo, La
sera si fa sera (Edizioni Tracce, Pescara 2004), in cui però il luogo
assume una ben diversa valenza, personale ed esistenziale.
Infatti la protagonista, Adriana, dopo un intervento
chirurgico, torna per la convalescenza nella casa della sua infanzia a Bagheria e vive un periodo di recupero memoriale e di
revisione critica e sentimentale della sua esistenza.
Quello che ritorna nella sua mente, mentre trascorre le
giornate di riposo nella grande casa vuota di voci affacciata sul
promontorio di Gibilmanna, da cui si scorgono
sul far della sera le luci della baia, è il suo difficile cammino di
donna in una terra ancora arcaica, fra mille tabù, violenze e divieti.
Un percorso contrassegnato da fatiche, rinunce ed
imposizioni, delusioni e malintesi che l’hanno marcata indelebilmente,
rendendole difficile il suo esistere anche quando ormai da questo mondo
si era allontanata ed era riuscita a costruirsi una vita diversa a Roma.
In questi giorni di silenzio e di solitudine ritornano alla
sua mente la treccia profumata di nonna Beata, con cui aveva trascorso i
giorni migliori della sua infanzia, tutta compresa nei suoi riti, nelle
sue epifanie, nella sua fiducia nella scienza esatta dei sogni, e poi il
serpeggiare sottile ed intenso del dolore negli anni della sua
adolescenza per l’allontanamento del padre, partito per cercare fortuna e
rimasto troppo a lungo lontano, tanto da essere sentito dalla figlia come
un traditore sul piano dell’affetto, anche quando ricompare dopo tanti
anni, e poi la madre Isolina, percepita sempre lontana, avara d’affetto.
Ma il ricordo più bruciante ed intenso è per Fausto, il primo
grande amore, un giovane che l’aveva affascinata anche con il proposito
di lasciare l’isola e andare lontano per affermarsi come scrittore; ma
poi, proprio quando lei si era ritrovata incinta, le era toccata la
delusione bruciante dell’abbandono.
Di qui era nata la sua vita successiva, a Roma, dove aveva
sposato per opportunità un dirigente del Partito Comunista ed erano nati
i figli, il primo, Lorenzo, frutto del suo grande precedente amore, e poi
la figlia Caterina.
Gli anni si erano snodati nel rapporto sempre problematico di
una famiglia nata per un matrimonio infelice, nei difficili “anni di
piombo”, vissuti nell’apparente tranquillità borghese di un appartamento
romano sfiorato dall’ombra del terrorismo.
Ma troppe erano le cose taciute, pesanti i segreti nascosti
nell’animo di Adriana, frequenti i dissapori, pesanti i conflitti
latenti, impossibili i dialoghi soprattutto con la figlia Caterina, che
credendosi non amata dalla madre, aveva scelto di andarsene da casa.
E’ con lei che Adriana nelle lunghe giornate della solitudine
a Bagheria cerca di recuperare un rapporto
sincero: per questo le serve riconquistare la verità e la chiarezza sulla
sua vita, attraverso uno scavo anche doloroso nel suo passato, che le
consenta di far emergere tutta la verità del suo vissuto.
Il luogo della sua infanzia diventa così il tramite della
verità, l’unica cosa che possa far emergere il senso della sua vita e
permetterle ora, nell’ingigantirsi dell’ombra della fine, di riannodare i
fili di quel rapporto con la figlia, che aveva sempre tanto desiderato,
ma che mai era riuscita a realizzare.
Un romanzo intenso, condotto con una scrittura veloce e
incisiva, dal ritmo e dall’organizzazione narrativa sicura, in cui il
recupero e la descrizione dei luoghi assumono una ben precisa valenza
esistenziale di riacquisizione del passato
funzionale ad una chiarificazione del vissuto e del presente, anche nella
speranza che, nonostante tutto, ci sia ancora un futuro.
ROSA
ELISA GIANGOIA
Bombasicilia (maggio 2008)
Del libro hanno parlato
In Purissimo Azzurro (Giugno 2008)
Bombacarta Sicilia (maggio 2008)
“Pomezia notizie” (marzo 2008)
“La Sicilia” (11 giugno 2007)
“La voce dell’isola” (24 nov. - 7 dic. 2007)
Via delle belle donne (15 dicembre 2007)
“Terza Pagina – International Book Review”
(Dublin, Ireland
- febbraio 2006)
“Famiglia Cristiana” (9 aprile 2006)
Agenpress (16 marzo 2006)
Comunicati.net
(16 marzo 2006)
Infopressworld (16 marzo 2006)
In Purissimo
Azzurro (Marzo 2006)
Kultvirtualpress (16 marzo 2006)
Biblio in rete (16 marzo 2006)
Beblogging (17 marzo 2006)
Liturgia
giovane (17 marzo 2006)
On the Air
Web Radio (17 marzo 2006)
Asitnews (17 marzo 2006)
Fidest (20 marzo 2006)
GoccioleNews (21 marzo 2006)
Italy Banner (21
marzo 2006)
Annunci sul
web (21 marzo 2006)
Il mio Tg (21 marzo 2006)
Il motore.com
(21 marzo 2006)
Comunicati-stampa (21 marzo 2006)
University –
Portale degli universitari
(21 marzo 2006)
Rivista di
religione (22 marzo 2006)
Traspi.net
(aprile 2006)
Baby Boomers (aprile 2006)
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