La sera si fa sera

 

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Maria Di Lorenzo

La sera si fa sera

Edizioni Tracce,

Pescara, 2004

€ 12,00

 

copertina libro

 

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DALLA QUARTA DI COPERTINA


Un romanzo da leggere tutto d’un fiato, questo di Maria Di Lorenzo, che dimostra il suo talento di scrittrice nel raccontare la storia di una madre e di una malattia, che è anche la storia di una figlia e di una crescita esistenziale.

Il punto di vista del narratore viene espresso con la seconda persona singolare, una modalità difficile per uno scrittore, ma affrontata brillantemente dalla Autrice, che in questo testo affronta in forma narrativa scorrevole e coinvolgente il tema del “senso dei sentieri”, del senso della vita e del divenire…

“La sera si fa sera” si propone quindi come un testo di notevole valore letterario e di grande spessore sul piano dei contenuti, scritto non solo con abilità, ma soprattutto con sentimento e con intelligenza.



 

 

L’AUTRICE

maria di lorenzo

 

MARIA DI LORENZO

 

Nata nel 1964, vive e lavora a Roma.

 

Giornalista culturale, scrittrice, autrice teatrale e cinematografica, dopo il Liceo Classico ha frequentato i corsi della Facoltà di Lettere e Filosofia presso la Università degli Studi di Urbino, laureandosi col massimo dei voti in Letteratura Italiana, con una tesi di carattere psicoanalitico su Giacomo Leopardi.

 

Ha lavorato quindi come giornalista per il quotidiano Il Tempo, per la RAI e per varie testate italiane.

 

Da molti anni impegnata nel campo del giornalismo culturale, attualmente è direttore responsabile della rivista IN PURISSIMO AZZURRO.

 

Dal primo giugno 2009 cura il forum letterario Flannery dedicato alle donne che scrivono.

 

Diverse sono le collaborazioni letterarie di Maria Di Lorenzo con riviste italiane di letteratura e di critica, dal 1990 fino ad oggi.

 

Come autrice di versi è stata tra i segnalati al Premio Letterario Internazionale “Eugenio Montale” nel ‘91 per la silloge Il tempo di un breve commiato, poi confluita nella prima raccolta poetica intitolata Voci dal muschio (Edizioni Tracce, Pescara 1992), a cui qualche anno dopo ha fatto seguito la  plaquette Quaderno Siciliano (Firenze PoesiArte, 1994).

 

Le sue poesie hanno ottenuto dagli addetti ai lavori numerosi consensi e riconoscimenti e sono pubblicate e recensite su riviste ed antologie italiane ed estere.

 

Autrice di racconti, nel 1992 ha vinto il Premio di narrativa intitolato a “Giacomo Debenedetti” per il miglior esordiente under 30, con il racconto A sud del cuore.

 

Dal 1992 a oggi ha pubblicato diversi volumi di narrativa, poesia e saggistica, e ha anche composto radiodrammi, testi teatrali, fiction cine-televisive, programmi radiofonici.

 

I suoi libri sono stati tradotti fino a oggi in inglese, portoghese, turco, ceco e polacco.

 

Al momento sta scrivendo un nuovo romanzo, e ha diversi progetti sulla propria scrivania e nel fatidico “cassetto”, che sono in attesa di realizzazione.

 

Il suo sito web è www.mariadilorenzo.net.

 

Il suo blog personale: Scrivere è un destino.

 

 

 

 

 


 

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Hanno scritto…


 

“Una splendida storia

di normale eroismo…”

 

(Famiglia Cristiana, 

9 aprile 2006)

 

 


La trama del romanzo


 

Adriana ha cinquant’anni, ha appena subìto un delicato intervento al seno per l’asportazione di un tumore e trascorre la convalescenza in Sicilia, sua terra natale, in compagnia dei ricordi.

 

Il professor Genovesi, il chirurgo che l’ha operata, le ha suggerito di tenere durante il soggiorno un diario, e lei col passare dei giorni – in attesa di rientrare a Roma per sottoporsi alla terapia radiante – ripensa alla propria vita, al suo difficile cammino di donna in una terra arcaica, fra mille tabù, violenze, interdizioni. Un percorso costellato di fatiche e rinunce, delusioni e malintesi che hanno finito per scavare, giorno dopo giorno, solchi sempre più profondi  fra lei e sua figlia, Caterina, attrice inquieta in giro per il mondo.

    

E’ per lei che Adriana comincia il suo viaggio, il più difficile ed anche il più importante di tutta la sua vita: quello che la condurrà dentro di sé, nella propria anima finalmente messa a nudo perché possa brillare, alla fine, una luce sola: quella della verità, ancorché dolorosa e brutale. La verità che, sola, libera.

 

Le parole non dette, quelle mai pronunciate – per paura, per pudore, per vigliaccheria – poi restano dentro, ci restano come macigni e a lungo andare avvelenano il cuore. Così, di fronte al pensiero della malattia, alla presenza strisciante della morte, Adriana capisce che non ha più alcun senso fuggire, tapparsi le orecchie e gli occhi, rifugiarsi ancora una volta nella viltà.

    

Nella grande casa vuota di voci affacciata sul promontorio di Gibilmanna, da cui si scorgono  – verso sera  – le luci della baia, rivede a poco a poco davanti ai propri occhi, come un film, la storia della sua famiglia. Nella memoria tutto è fermo, congelato in un presente eterno, incorruttibile, ancora vivo.

 

La treccia odorosa di nonna Beata, mitica compagna dell’infanzia, con i suoi riti, le epifanie, la scienza esatta dei sogni; l’adolescenza ombrosa e solitaria segnata dal tradimento del padre  – partito un giorno per le Americhe in cerca di fortuna e lì inghiottito dal nulla, poi misteriosamente ricomparso dopo tredici anni, ormai estraneo ai suoi occhi di bambina innamorata e delusa;  il rapporto conflittuale, e mai risolto, con la madre Isolina, dalla bella bocca avara di baci;  l’educazione claustrofobica che le inaridisce i sogni e che – dopo aver  conosciuto  l’amore con un coetaneo, Fausto, il quale sogna di lasciare l’isola per affermarsi come scrittore, e che perderà  aspettando da lui un figlio – la spinge verso un matrimonio infelice con un dirigente del Partito Comunista, futuro padre di Caterina; e poi la crescita dei figli, così diversi fra loro, e il successivo distacco; i difficili “anni di piombo” vissuti nella tranquillità borghese di un appartamento romano sfiorato assai da vicino dall’ombra del terrorismo.

    

Una vita intera, la sua, vissuta all’ombra di un segreto – la paternità di suo figlio – gelosamente custodito per tanti anni, e che però non ha preservato la sua famiglia da dolori e dissapori: Lorenzo, il figlio di Fausto, dalla fragile e tormentata sensibilità d’artista (è un compositore), muore in un incidente automobilistico che molto assomiglia a un suicidio; credendo che la madre non abbia amato altri che lui, Caterina sceglie di andare via, di rompere i ponti, amplificando in questo modo un conflitto già latente fra loro due, un vecchio solco di errori e disamore.

    

L’essere madre e il fare la madre, infatti, non sono esattamente la  stessa cosa: in  mezzo c’è un mare di sbagli, di ingenuità e passi falsi, compiuti il più delle volte in perfetta buonafede, per mancanza di modelli sicuri e di esperienza.

 

L’amore, quello vero, passa solo attraverso la conoscenza;  non si può costruire sui vuoti, sull’assenza. Se non lo si capisce allora si torna sempre indietro, al punto di partenza, come nel gioco dell’oca: si ripetono sempre gli stessi errori. E invece lei ora sa che amare nella vita è tutto, perché “in quel viaggio incomprensibile dal mistero al mistero in cui è racchiuso il senso di ogni vita umana, è l’amore a segnare ogni volta la via.”

    

Adriana è consapevole, perciò, di non avere forse molte altre opportunità di dialogo con sua figlia e allora vuole raccontarsi, aprire il cuore come mai aveva fatto prima in vita sua. Non un diario, e neppure un testamento; piuttosto il resoconto di un viaggio: quello della vecchia bambina della casa di tufo in cammino, negli anni, verso la consapevolezza e la libertà, dentro i mille simulacri della vita…

 

 


Sguardi di donna


 

Un romanzo, La sera si fa sera di Maria Di Lorenzo, in cui il punto di forza è nello scavo psicologico, sottile e penetrante, che Adriana compie con sincerità e coraggio all’interno del proprio vissuto esistenziale di donna e che rivela le notevoli doti introspettive della sua autrice.

La prosa, fluida e veloce, ha un ritmo incalzante, capace di avvincere il lettore e coinvolgerlo, specie in virtù della sua forte intensità emotiva, in modo diretto e immediato, dall’inizio fino alla fine del racconto.

La storia, narrata con la tecnica del flash back, che continuamente introduce nel suo svolgimento un’alternanza dei piani temporali, si sviluppa in modo coerente ed organico, basandosi su un’impostazione dell’impianto effettuata in maniera coerente e ben strutturata.

Un libro avvincente e di grande interesse, quest’ultimo di Maria Di Lorenzo, scritto con notevole abilità compositiva, nel quale la storia di una donna viene presentata in maniera lucida e intensa.

Un libro curato anche nella veste tipografica, che presenta in copertina una riproduzione del celebre quadro ad olio di Salvador Dalì, Donna alla finestra, che risulta particolarmente consona alla trama che in esso è sviluppata.

 

LILIANA PORRO ANDRIUOLI

“Pomezia notizie”

 (luglio 2008)

 

* * *

 

Bagheria è diventato un luogo letterario grazie all’omonimo libro di Dacia Maraini, che ha contrapposto alla Bagheria della sua infanzia, devastata dalle vicende della seconda guerra mondiale, ma ancora salva per poco dallo scempio edilizio perpetrato da mani assetate di guadagni, quella del momento in cui la scrittrice in essa ritorna una quindicina di anni fa, per vederla ormai devastata dal disordine edilizio, compromessa dalla crudeltà della mafia, rovinata dalla corruzione politica. Da questa consapevolezza nasce l’attacco coraggioso della Maraini, che leva la sua voce contro il malcostume e la corruzione e fa del suo testo una denuncia civile e politica, ma anche un’occasione di rivisitazione di quel passato di alto livello civile e culturale che questa terra ha avuto. Ma su questo sfondo per la scrittrice emerge determinante il ruolo della donna, in una lunga storia di vessazioni, nella dicotomia tra condizione reale e apparenza, in un mondo in cui le parvenze dell’onore tendevano a sacrificarla, facendo sì che si fingesse sempre di non vedere e si dimenticasse tutto quanto riguardava l’ autentica e reale vita della donna.

Bagheria e la condizione femminile sono ancora protagoniste dell’interessante romanzo di Maria Di Lorenzo, La sera si fa sera (Edizioni Tracce, Pescara 2004), in cui però il luogo assume una ben diversa valenza, personale ed esistenziale. Infatti la protagonista, Adriana, dopo un intervento chirurgico, torna per la convalescenza nella casa della sua infanzia a Bagheria e vive un periodo di recupero memoriale e di revisione critica e sentimentale della sua esistenza.

Quello che ritorna nella sua mente, mentre trascorre le giornate di riposo nella grande casa vuota di voci affacciata sul promontorio di Gibilmanna, da cui si scorgono sul far della sera le luci della baia, è il suo difficile cammino di donna in una terra ancora arcaica, fra mille tabù, violenze e divieti. Un percorso contrassegnato da fatiche, rinunce ed imposizioni, delusioni e malintesi che l’hanno marcata indelebilmente, rendendole difficile il suo esistere anche quando ormai da questo mondo si era allontanata ed era riuscita a costruirsi una vita diversa a Roma.

In questi giorni di silenzio e di solitudine ritornano alla sua mente la treccia profumata di nonna Beata, con cui aveva trascorso i giorni migliori della sua infanzia, tutta compresa nei suoi riti, nelle sue epifanie, nella sua fiducia nella scienza esatta dei sogni, e poi il serpeggiare sottile ed intenso del dolore negli anni della sua adolescenza per l’allontanamento del padre, partito per cercare fortuna e rimasto troppo a lungo lontano, tanto da essere sentito dalla figlia come un traditore sul piano dell’affetto, anche quando ricompare dopo tanti anni, e poi la madre Isolina, percepita sempre lontana, avara d’affetto.

Ma il ricordo più bruciante ed intenso è per Fausto, il primo grande amore, un giovane che l’aveva affascinata anche con il proposito di lasciare l’isola e andare lontano per affermarsi come scrittore; ma poi, proprio quando lei si era ritrovata incinta, le era toccata la delusione bruciante dell’abbandono. Di qui era nata la sua vita successiva, a Roma, dove aveva sposato per opportunità un dirigente del Partito Comunista ed erano nati i figli, il primo, Lorenzo, frutto del suo grande precedente amore, e poi la figlia Caterina.

Gli anni si erano snodati nel rapporto sempre problematico di una famiglia nata per un matrimonio infelice, nei difficili “anni di piombo”, vissuti nell’apparente tranquillità borghese di un appartamento romano sfiorato dall’ombra del terrorismo. Ma troppe erano le cose taciute, pesanti i segreti nascosti nell’animo di Adriana, frequenti i dissapori, pesanti i conflitti latenti, impossibili i dialoghi soprattutto con la figlia Caterina, che credendosi non amata dalla madre, aveva scelto di andarsene da casa.

E’ con lei che Adriana nelle lunghe giornate della solitudine a Bagheria cerca di recuperare un rapporto sincero: per questo le serve riconquistare la verità e la chiarezza sulla sua vita, attraverso uno scavo anche doloroso nel suo passato, che le consenta di far emergere tutta la verità del suo vissuto. Il luogo della sua infanzia diventa così il tramite della verità, l’unica cosa che possa far emergere il senso della sua vita e permetterle ora, nell’ingigantirsi dell’ombra della fine, di riannodare i fili di quel rapporto con la figlia, che aveva sempre tanto desiderato, ma che mai era riuscita a realizzare.

Un romanzo intenso, condotto con una scrittura veloce e incisiva, dal ritmo e dall’organizzazione narrativa sicura, in cui il recupero e la descrizione dei luoghi assumono una ben precisa valenza esistenziale di riacquisizione del passato funzionale ad una chiarificazione del vissuto e del presente, anche nella speranza che, nonostante tutto, ci sia ancora un futuro.

 

ROSA ELISA GIANGOIA

 

Bombasicilia (maggio 2008)

 

 

* * *

 

La sera si fa sera”, della giornalista Maria Di Lorenzo e pubblicato dalla Edizioni Tracce, è scritto in forma di diario, un genere letterario che sta ritornando in voga. E di un diario è tipico un solo personaggio,il protagonista-narratore, infatti anche qui c’è un solo personaggio principale che fa da voce narrante: Adriana. Attraverso la sua voce immaginiamo tutti gli altri personaggi che si muovono attorno a lei: i figli, il marito, l’uomo che rappresenta l’antico amore, la nonna, il dottore, le amiche, e così via. Adriana è una madre ormai avanti con gli anni, alla quale il dottore ha diagnosticato un cancro.

 

Lei si è operata, ed ora deve seguire un periodo di cura e di riposo onde evitare che il male l’aggredisca di nuovo. E’ per questo motivo che, da Roma dove abita (il marito è un alto esponente del partito comunista), si è ritirata da sola in Sicilia, a Gibilmanna, dove ha una casa e dove può godere di pace e ristoro.

 

Il dottore le ha consigliato di tenere un diario, e così dalle pagine di questo diario nasce il dialogo di Adriana con la figlia Caterina, la figlia ribelle, quella di cui da tempo non sa più nulla. La solitudine la spinge a riaprire vecchie ferite suturate male, quelle che prima o poi vanno riaperte. E a rovistare nel passato in cerca della Verità, dell’unica Verità che vuole comunicare alla figlia, come a passarle il testimone di ciò che ereditiamo da questa vita dolorosa e gioiosa al tempo stesso.

 

E’ una storia delicata, appassionante, poetica, colma di malinconia ma anche di speranza. La scrittura è ferma, precisa, suggestiva, ricca dei colori, dei suoni e degli odori della Sicilia. La narratività prevale sulla “romanzità” perché la voce narrante della protagonista assorbe ogni cosa, gli altri personaggi li vediamo sempre attraverso gli occhi di Adriana, quindi in questo libro è meno evidente l’aspetto del romanzo vero e proprio (cioè l’intreccio di storie, personaggi, scene) per lasciar spazio ad un unico flusso interiore che prende corpo e voce da Adriana. Interessante anche lo spunto riguardante gli anni di piombo, gli anni settanta: i ricordi di quei momenti sono tracciati da Adriana con soavità e gravità al tempo stesso.

 

Il senso di questo libro è la trasmissione dei valori, questi sono il vero lascito che Adriana vuol fare a sua figlia: come a dirle che, se lei dovesse morire di cancro e loro due non si dovessero rivedere, quel che conta nella vita è vivere senza rancori. Vivere nella pace, nella gioia, nella ricerca del bene e del pieno sviluppo della propria interiorità. Giacché la felicità la troviamo dentro di noi.

 

ELISABETTA MODENA

 

Blog dei Giovani [27 agosto 2008]

 

 

 


Del libro hanno parlato


 

     Blog dei giovani [27 agosto 2008]

     Liberolibro.it [2008]

     In Purissimo Azzurro (novembre 2008)

     “Pomezia notizie” (luglio 2008)

     In Purissimo Azzurro (Giugno 2008)

     Bombacarta Sicilia (maggio 2008)

     “Pomezia notizie” (marzo 2008)

     Via delle belle donne (15 dicembre 2007)

     “La voce dell’isola” (24 nov. - 7 dic. 2007)

     “La Sicilia” (11 giugno 2007)

     “Famiglia Cristiana” (9 aprile 2006)

     Traspi.net (aprile 2006)

     Baby Boomers (aprile 2006)

     Rivista di religione (22 marzo 2006)

     GoccioleNews (21 marzo 2006)

     Italy Banner (21 marzo 2006)

     Annunci sul web (21 marzo 2006)

     Il mio Tg (21 marzo 2006)

     Il motore.com (21 marzo 2006)

     Comunicati-stampa (21 marzo 2006)

     University – Portale degli universitari

     (21 marzo 2006)

     Fidest (20 marzo 2006)

     Beblogging (17 marzo 2006)

     Liturgia giovane (17 marzo 2006)

     On the Air Web Radio (17 marzo 2006)   

     Asitnews (17 marzo 2006)

     Agenpress (16 marzo 2006)

     Comunicati.net (16 marzo 2006)

     Infopressworld (16 marzo 2006)

     Kultvirtualpress (16 marzo 2006)

     Biblio in rete (16 marzo 2006)

     In Purissimo Azzurro (Marzo 2006)

     “Terza Pagina – International Book Review”

     (Dublin, Ireland - febbraio 2006)

 

 


 

 

 

 

 


 

 

 


 

 

La sera si fa sera,

tu non avrai compagni.

Ed allora verrà

la faina da te

per metterti paura.

Ma non prender paura,

prendila per sorella…

 

FRANCO FORTINI

 

 


La critica


 

Una storia di straordinaria intensità emotiva, scritta con la tecnica del  flash back  da una scrittrice che sa come regalare emozioni forti ai suoi lettori.

 

Adriana, dopo aver subito un intervento al seno per l’asportazione di un tumore, va in Sicilia a trascorrere il periodo di convalescenza. Sarà come tornare indietro nel tempo dipanando i fili della memoria, un percorso a ritroso che si snoda lentamente aprendo squarci profondi nelle ferite dell’anima. La morte aleggia, fa sentire la sua presenza inquietante e invita a liberare la coscienza, a sbarazzarsi del pesante fardello dei ricordi molesti.

 

Un romanzo di grande forza introspettiva e  a fare da sottofondo i rumori e gli odori arcaici dell’Isola nella prima metà del Novecento, le contraddizioni di questa terra dal fascino particolare, le privazioni, la vita intesa come condanna da espiare. Tutto è peccato. Tutto è proibito. Convenzioni sociali e regole “claustrofobiche” (per usare le parole dell’autrice) impongono alle donne di non manifestare i propri sentimenti, di reprimere la propria sessualità.

 

Adriana ha segreti pesanti da custodire: un figlio illegittimo, un travaglio esistenziale che la opprime, un rapporto conflittuale con la figlia, un amore perduto; un uomo sposato controvoglia. La puntina del grammofono  scava solchi profondi che lacerano il cuore e porta alla luce stridenti note di perduta giovinezza.

 

Ci sono tutti gli ingredienti per il grande romanzo  psicanalitico.

 

L’autrice usa una ammirevole e non comune generosità di linguaggio (non scevro da preziosità lessicali), uno stile fluido che apre scenari in cui la riflessione e l’analisi si sviluppano in tensione narrativa.

 

Il romanzo presenta  una struttura propria che dà particolarità alla storia narrata.

 

Attraverso le pagine di questo libro si ha la testimonianza di un percorso interiore esistenziale.

 

Una vita apparentemente rassegnata, costellata di avvenimenti violenti accettati con dolorosa compostezza, ma che in fondo si dibatte per non soccombere.

 

Forse una storia “scomoda” che turba le nostre coscienze, che scuote la nostra indifferenza con forza e ci regala un piccolo patrimonio di emozioni.

          

© Salvo Zappulla

             

["Terza Pagina - International Book Review", Dublin - Ireland, febbraio 2006]

 

* * *

La nettezza del segno è ciò che subito si scopre nella scrittura veloce e incisiva di Maria Di Lorenzo, quale appare specialmente dal suo più recente romanzo La sera si fa sera uscito nelle Edizioni Tracce di Pescara.

 

Con sicurezza di ritmo narrativo, la Di Lorenzo racconta qui la storia di Adriana, una donna provata da un grande dolore, quello della morte dell’amatissimo figlio Lorenzo, perito in un incidente d’auto; evento che ha cambiato la sua vita, incidendo sul suo fisico, oltre che sul suo carattere. Da qui la malattia e lo scontro con la figlia Caterina, la quale si è sentita abbandonata dalla madre e perciò le si è rivoltata contro.

 

Adriana racconta in prima persona, scrivendo in un apposito quaderno, la storia della sua vita, che assume l’aspetto della confessione alla figlia, cui si rivolge come sua interlocutrice.

 

Ella inizia col rievocare il tempo mitico della fanciullezza, che la riconduce a Bagheria ai giorni dei suoi colloqui con la nonna Beata. Giorni felici quelli, ai quali seguirono presto i giorni del dolore, causato dalla scomparsa del padre che, partito per l’America in cerca di lavoro, non aveva dato più notizie di sé.

 

Venne poi l’età adulta, col matrimonio e con la nuova famiglia, che le aveva donato il benessere, ma non la felicità, a causa dei lutti che l’avevano colpita e del carattere duro della figlia. I soli giorni belli della vita di Adriana furono quelli dell’amore per Fausto, conosciuto intorno ai vent’anni e presto perduto.

 

Il racconto si sviluppa attraverso lampi retrospettivi che ricostruiscono brandelli di esistenza, come quelli del tentato suicidio nel Tevere di Adriana e della morte del padre, che costituisce una delle pagine maggiormente toccanti del libro.

 

L’analisi delle proprie esperienze di vita è fatta da Adriana in maniera sottile e penetrante. La protagonista si guarda dentro con grande acume, ripercorrendo, attraverso gli episodi salienti il proprio itinerario esistenziale, per constatarne il fallimento.

 

La lunga lettera-racconto che ella scrive alla figlia viene così ad assumere il significato di lezione di vita, che dovrebbe anche abbattere quel muro di risentimenti sorto tra loro in tanti anni di incomprensioni e di guerra più o meno aperta.

 

Questo libro può dunque definirsi come il racconto dei difficili rapporti tra una madre e una figlia, le ragioni della cui ostilità vanno a poco a poco chiarendosi; e la storia del fallimento di Adriana, la quale, dopo aver perduto Fausto, l’unico uomo da lei veramente amato, ha condotto un’esistenza grigia e senza prospettive di rinascita.

 

Anche i rapporti con Guido, il marito, si sono andati lentamente deteriorando, sino a giungere alla rottura, senza tuttavia sfociare nell’aperta separazione. C’è infine l’incontro imprevisto con Fausto, che però non può restituire loro il passato, né apre la porta del futuro.

 

Il quaderno di Adriana si conclude tuttavia non nel segno della rassegnazione e dello sconforto, ma con un sentimento pacato di raggiunta saggezza, che può riassumersi in queste parole da lei pronunciate: “Viene il tempo in cui si misura tutta la precarietà dell’esistenza  e si scopre l’essenziale, quel che conta davvero. E quel che conta è poterci essere ancora. In ogni modo. E per tutto il tempo che ci verrà concesso”.

 

È in questa accettazione serena del proprio destino il vero messaggio che Adriana (e con lei l’autrice) ci offre, attraverso un romanzo che rivela nella Di Lorenzo autentiche doti di narratrice, pienamente padrona dei propri strumenti espressivi, che le consentono di condurre il suo racconto in maniera moderna e avvincente.

 

ELIO ANDRIUOLI

 

“Pomezia notizie”

 (marzo 2008)

 

 


Ci piace perche’…


 

"Ho letto questo romanzo durante un viaggio e mi ha fatto molta compagnia... Mi ha conquistato a tal punto che passero' il libro ad altri perchè lo leggano. Quando trovi qualcosa di bello infatti il primo desiderio e' che anche gli altri lo conoscano..." 

 

Giampiero Pizzol

attore e regista 

Forlì, Italia

 

 

 

"Da molto tempo non mi capitava di leggere qualcosa capace di entusiasmarmi e di commuovermi con tanta intensita' emotiva fino alle fibre piu' profonde del mio essere, e del mio essere donna.

 

E' un romanzo, questo, che raccomando in primo luogo a tutte le donne, ma non solo a loro, giacche' il suo linguaggio e' universale e parla al cuore e alla mente degli uomini e delle donne di questo terzo millennio. 

 

Non esito a definire La sera si fa sera il miglior romanzo di questi anni e non mi meraviglierei affatto se dovesse diventare il best-seller italiano degli anni duemila. E' un romanzo davvero bellissimo..."

 

Angelica Mari

giornalista e scrittrice

Seattle, U.S.A.

 

 

 

“Ho letto il libro di Maria Di Lorenzo La sera si fa sera e l'ho trovato molto intenso, a tratti quasi drammatico.

 

Andando avanti nei capitoli mi accorgevo che ne rimanevo sempre di più avvinto ed affascinato ed e' questo, credo, lo scopo che ogni scrittore si prefigge, cioe' quello di trasmettere emozioni al lettore, rendendolo partecipe delle sue.

 

Leggendo alcune pagine io ho sentito veramente i brividi lungo la schiena..." 

 

Salvo Zappulla

scrittore e critico letterario

Sortino - SR, Italia

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


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