Elio Fiore

 

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LA VOCAZIONE POETICA

holy spirit

Nella poesia soffia la Voce

Il cappotto che Montale gli diede

Un poemetto dedicato alla Madre 


  

IL SECOLO BREVE

roma città aperta

Ma la poesia salverà il mondo?

La tenda verde (racconto)

Nel sangue e nel grido della Storia


A FUTURA MEMORIA

Elio al Pontificio Istituto Biblico

Amici di Elio Fiore

Un poeta immerso nel mistero di Maria

Lettera aperta a Elio Fiore

La chiamata improvvisa di Miryam

 


 

Su Elio Fiore

Maria Di Lorenzo

ha pubblicato:

 

Un poeta preso dal fascino di Maria

 

in:

SUI PASSI DI MARIA Figure carismatiche della storia cristiana

Città Nuova Editrice

Roma 2002

 

copertina libro

 

 


 

 “Ho accolto il suo mistero pieno

di musica”

 

in:

UNA SCORCIATOIA

PER IL CIELO

17 percorsi di vita

e di fede con Maria

di Nazareth

Gribaudi Editore

Milano 2004

 

copertina libro

 

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L’AUTRICE DEL SITO

Maria Di Lorenzo

 

MARIA DI LORENZO

 

Nata nel 1964, vive e lavora a Roma.

 

Giornalista culturale, scrittrice, autrice teatrale e cinematografica, dopo il Liceo Classico ha frequentato i corsi della Facoltà di Lettere e Filosofia presso la Università degli Studi di Urbino, laureandosi col massimo dei voti in Letteratura Italiana, con una tesi di carattere psicoanalitico su Giacomo Leopardi.

 

Ha lavorato quindi come giornalista per il quotidiano Il Tempo, per la RAI e per varie testate italiane.

 

Da molti anni impegnata nel campo del giornalismo culturale, attualmente è direttore responsabile della rivista letteraria IN PURISSIMO AZZURRO.

 

Dal primo giugno 2009 inoltre cura il forum letterario Flannery dedicato alle donne che scrivono.

 

Diverse sono le collaborazioni letterarie di Maria Di Lorenzo con riviste italiane di letteratura e di critica, dal 1990 fino ad oggi.

 

Come autrice di versi è stata tra i segnalati al Premio Letterario Internazionale “Eugenio Montale” nel ‘91 per la silloge Il tempo di un breve commiato, poi confluita nella prima raccolta poetica intitolata Voci dal muschio (Edizioni Tracce, Pescara 1992), a cui qualche anno dopo ha fatto seguito la  plaquette Quaderno Siciliano (Firenze PoesiArte, 1994).

 

Le sue poesie hanno ottenuto dagli addetti ai lavori numerosi consensi e riconoscimenti e sono pubblicate e recensite su riviste ed antologie italiane ed estere.

 

Autrice di racconti, nel 1992 ha vinto il Premio di narrativa intitolato a “Giacomo Debenedetti” per il miglior esordiente under 30, con il racconto A sud del cuore.

 

Dal 1992 a oggi ha pubblicato diversi volumi di narrativa, poesia e saggistica, e ha anche composto radiodrammi, testi teatrali, fiction cine-televisive, programmi radiofonici.

 

I suoi libri sono stati tradotti fino a oggi in inglese, portoghese, ceco, turco e polacco.

 

Maria Di Lorenzo ha conosciuto Elio Fiore nel 1993 ed ha goduto della sua amicizia fino alla sua morte.

 

Ha scritto diverse recensioni, interviste e articoli giornalistici che lo riguardano, mentre era in vita e anche dopo, ed attualmente progetta di scrivere un volume critico sulla intera sua opera, che uscirà  a Dio piacendo nel 2012, decennale della morte del poeta.

 

Il suo sito web è:

www.mariadilorenzo.net

 

 

 

Contatti:

 

madilorenzo @ yahoo.it

 


 

 

  


I suoi versi


 

ANNA MAGNANI

 

 

    A Edmonda Aldini

 

    Pronti? Si gira. Motore. Ciac! Azione!
Splendido era il sole
sulle comparse impietrite
dal tuo grido di madre feroce,
e le braccia, le tue braccia,
vento d'ali spezzate,
nell'eterna corsa
mai ripetuta, imploravano
la mitragliatrice di non colpire
la creazione del figlio concepito
in quell'istante di rinascita vera,
nella finzione d'amore di un risveglio improvviso.
Ecco, il tuo grido appassionato
è per sempre nel mio cuore. Francesco!
Francesco. Francesco! Francesco. Francesco!
Rimanesti ferma sul selciato, vidi fanciullo
nel sangue e nel grido della Storia,
avvolgerti d'improvviso un'invisibile aureola.
L'avete uccisa! sussurrai. L'hanno uccisa!
In questo giorno in questo sole tra tanta luce.

    Nella notte mi svegliavo,
ti vedevo ripetere per me quella corsa,
udivo la tua voce infinita,
quell'ululo di belva umana:
Francesco. Francesco! Francesco. Francesco!

    Le comparse sparivano.
Tu sola, Anna Magnani,
diventata terra canto selciato,
eri ormai nera radice di quercia fulminata,
da un mitra di Storia implacabile e

                                                    cinematografica.

    Nessuno ti coprì di fiori, nessuno
sentì nel tuo grido assoluto,
tutto il sangue dei morti che non sapevamo.
Nessuno sentì il tuo rantolo vero, spietati
lasciarono la tua anima e un fazzoletto rosso
sul selciato. Ricordo bene: nel gennaio 1945,
in via l'Aquila, il biancospino non era fiorito.

    Ti lasciarono in via Raimondo Montecuccoli,
e mentre il sole si oscurava,
mentre spegnevano i riflettori e le comparse

                                                              sparivano,
in ginocchio m'accorsi che lacrimavi.

    Nel buio ti chiamai, con il fazzoletto
ti copersi il ventre eterno delle ferite e,
a poco a poco, vidi,
nel cuore segreto della tua anima dilaniata,
risorgere senza finzione
la luce del tuo respiro.

Assisi 1962

 

 


 

    ROMA CONTEMPORANEA

 

    Nel buio la finestra si è spalancata:

    o Eterno, ascolta la mia voce,

    in te confido. E il vento

    mi ha coperto di polvere,

    l’anima mia vibrava. Poi,

    il lume fedele dei morti

    ha illuminato la stanza.

 

     Eterna era stata l’attesa

    mentre la terra mi divorava:

    la polvere mista ad acqua

    apriva i miei occhi, il cielo

    e le stelle trasformavano la mia preghiera,

    e il corpo perfetto dell’universo

    spirava nella carne bruciata.

 

    Sul giaciglio attesi l’alba.

    Nel buio sussurrai: Insegnami la tua via.

    Presto le porte del Tempio

    si sarebbero disserrate. Il fico 

    che guarda la cupola di Santa Maria,

    attraverso le sbarre di luce,

    e fino alla consumazione dei secoli,

    avrebbe dato frutti d’estate.

 

    Aprile 1970

 

 


     Mostri che ancora ringhiano qua e là

E. Montale

     Nell'orto di mio padre, sovente
     rincorrevo farfalle, curavo il basilico
     e il rosmarino e gustavo gli odori
     dei bianchi capperi sul muro. Com'erano
     altissime le volte degli Archi Felici!
     Mio padre zappava la terra accanto
     a una piscina bianca e azzurra di calce.
     Le nuvole ubbidivano al cielo, in forme
     strane, gigantesche. Ineffabili
     scoperte dei segreti delle formiche!
     Sulla via Casilina, sull'ampia strada
     della mia infanzia, a poco a poco,
     si svelavano tutti i giochi tutti i riti.

     Poi, d'improvviso un attimo
     del 19 luglio 1943 tutto scomparve,
     e rimasi per dieci ore sotto le macerie,
     abbracciato a mia madre. Non lo sapevo
     ma ascoltando il suo eterno grido,
     fu in quel momento che divenni poeta.

 


 

 

     ASSUNZIONE DI MIRYAM IN CIELO

 

     Vergine Madre, io non ti chiedo nulla,

     Ma dal Cielo, ti prego, assicura

     Mio padre e mia madre che sono attento

     Alla legge di tuo Figlio

     Al suo amore che mi chiede di perdonare

     A chi mi ha fatto del male.

     Miryam, in questo antico Ghetto,

     Eternamente lordo del sangue di David

     Mi preparo con il rosario

     Di Lucia dos Santos

     Alla tua chiamata improvvisa. Madre,

     Perché tu sai che di te sono innamorato

     E se chiudo gli occhi,

     Se cammino in piazza Santi XII Apostoli

     Per andare al lavoro,

     Ti vedo illuminata di un sole

     Fisso nel tuo cuore immacolato,

     Con ai piedi la tua Rosa del Creato.

     Tessuta nel tuo eterno telaio.

     Con tuo Figlio ti vedo

     Incessantemente rivestire

     I miei fratelli uomini di luce,

     Brillare la tua gloria sul tuo servo

     Che nel silenzio di questa casa,

     Dove nel 1966 mi hai guidato

     Ho accolto il tuo mistero colmo di musica.

 

 


 

 

    Maria era tutta vestita di nero,

    stava per terra, ferma, composta,

    tra le braccia stringeva Gesù.

 

    Sull’affollato corso i passanti

    andavano distratti, senza guardare,

    senza dare una lira di elemosina.

 

    Maria aveva gli occhi chiusi,

    ma due lacrime scendevano

    dal viso. Gesù mi sorrideva,

 

    mentre s’accendevano le luci

    sul mercato di lusso, sfavillante

    di regali, di stelle e di angeli.

 

    Gesù mi stringeva forte la mano

    e in quel sorriso innocente,

    sentivo tutto il dolore del mondo.

    

 


 

 

II

 

Sabato: sono entrato due o tre volte nel Tempio.

Non seguo i canti, guardo i fanciulli attenti,

presso i rotoli d’argento, i cieli nascosti e visibili.

Altri canti ascolto, la Legge di creature

che si dirama, da sempre offesa, per tutto

il mondo.

Così, spesso incontro Isaia marchiato nei lager,

così, spesso le fiabe di Anna si tramutano

in realtà.

 

 

 

 

 

VII

 

…ecco la fede e niente altro è la vita…

Il resto non conta, è Storia.

                 

(da: Come Dante, vivo, io ho attraversato l’inferno!)

 

 

 


    THE LORD OF SOULS

 

    Tu verrai e libererai nella luce

    queste finestre sbarrate di luce,

    ed io, polvere, ritornerò nella luce.

    Ti chiamerò: - Chi come Dio?

 

    E mi farai vedere un fiume

    delle mie canzoni perdute.

    Ora, mi dirai, non devi temere più:

    Israele è il tuo cuore,

    tutte le creature sono risorte.

    Aprono le braccia colme di luce.

 

    Settembre 1968.

 

 


  

 

    Si perdea la sentenza di Sibilla

Dante

 

    Apro la finestra del Purgatorio,

    all’alba. Un gabbiano vola

    nell’azzurro della somma luce

    che mi incanta.

    Ecco, mi dico,

    in questa stanza Amedeo

    nacque, crebbe ai giochi fanciullo.

    Ora con Antonietto dal Cielo

    mi guarda. Scendo le scale

    e le foglie dei platani sigillano

    questa mia eterna fede,

    questa pura luce, questo fulgore

    della parola che mi guida e mi strazia.

    La tua parola alta, Sibilla,

    mi accompagna, mentre vedo

    sull’Isola il fantasma giallo fiorito

    di Ungaretti. È nell’acqua fatale

    che vedo scorrere la Giustizia divina,

    compiersi nell’incessante miracolo

    la mia legge.

 


 

 

 

 


 

 

 


La sua vita


 

Nato a Roma il 12 luglio 1935 e morto nella sua città tra il 19 e il 20 agosto 2002, il poeta Elio Fiore è stato bibliotecario per circa vent’anni presso il Pontificio Istituto Biblico, in piazza della Pilotta.

 

Battezzato in San Pietro, ha abitato per quasi trent’anni nel cuore della Roma israelita, al  Portico d’Ottavia; una  circostanza che ha avuto una grande influenza nella sua produzione poetica, alimentando il suo immaginario e rendendolo compartecipe della storia e della tradizione giudaica, in forte anticipo sul dialogo ecumenico, tanto che la Comunità Ebraica ha donato a lui – cattolico apostolico romano – l’elenco dei circa duemila ebrei romani catturati dai nazisti e deportati nelle camere a gas nell’autunno del 1943.

 

Amico di Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti, Attilio Bertolucci, Mario Luzi, Elio Fiore è una voce assolutamente unica e originale nel panorama letterario italiano.

 

«Un grande poeta, –  ha commentato con la sua solita arguzia mons. Claudio Sorgi – ma si sa: i poeti diventano popolari in vita solo se vincono il Nobel o se fanno scandalo…».

 

Un poeta che fin dal suo libro d’esordio, Dialoghi per non morire, presentato – era il  1964 – da Giuseppe Ungaretti (quasi  una  «investitura» poetica) ha percorso una lunga strada solitaria, lontano dalle «conventicole» culturali e dalla grancassa dei mezzi di massa.

 

Alla sua prima raccolta del ’64 fanno seguito le plaquettes:

 

Maggio a Viboldone (1985),

 

Nell’ampio e nell’altezza (1987),

 

quest’ultima preceduta dal volume di poesie:

 

In purissimo azzurro (Garzanti, 1986).

 

Seguono:

 

Notturni (Scheiwiller, 1987),

 

All’accendersi  della  prima  stella 

(i., 1988),

 

Dialoghi  per  non  morire

(i., ristampa, 1989),

 

Improvvisi (i., 1990),

 

Myriam di Nazareth (Ed. Ares, 1992),

 

Gli occhi dell’universo (1995),

 

Il cappotto di Montale (Scheiwiller, 1996),

 

I bambini hanno bisogno (Interlinea, 1999).

 

La follia dell’Olocausto, la dura memoria dei morti, la fede nella poesia e nei poeti, la ricerca di Dio non in astratto, ma «nel sangue e nel grido della Storia», il bisogno di guardare e di raccontare, perché lo sguardo è il coraggio e la scrittura è soprattutto un dovere, un imperativo morale, così come un dovere è la memoria.

 

Sono i temi della sua poesia, insieme alla fede nell’invisibile, il primato della persona, la necessità del canto e della profezia, che esprimono il suo stare religiosamente dentro la Storia, con ogni emblema di bene e con ogni metafora del male.

 

 

 


 

Mi ha detto il mio Signore

- Va’

Sii la Vedetta Notturna

Quello che vedi grida –
ISAIA, 21, 6

 

 


Poesie di Elio Fiore


 

Apro la finestra del Purgatorio

The Lord of Souls

Nell’orto di mio padre, sovente

Anna Magnani

Assunzione di Miryam in Cielo

Roma contemporanea

 


Di lui hanno parlato


 

   “Il Corriere della Sera”

 

   “Avvenire”

 

   “Studi Cattolici”

 

   “Famiglia Cristiana”

 

   “Prospettiva Persona”

 

   “Belfagor”

 

   “Spiritualità & Letteratura”

 

   “Il nostro tempo”

 

   “Giornale di poesia siciliana”

 

   “Madre di Dio”

 

   “L’Eco di Bergamo”

 

   Alessandro Zaccuri

 

   Mario Luzi

 

   Tommaso Debenedetti

 

   Valerio Volpini

 

   Liliana Cavani

 

   Cesare Cavalleri

 

   Antonio Debenedetti

 

   Attilio Bertolucci

 

   Maria Di Lorenzo

 

   Gianfranco Ravasi

 

  

 

L’elenco di autori e testate è incompleto e sarà aggiornato a breve, si invitano gli autori che si sono occupati del poeta Elio Fiore a inviare i loro nominativi insieme ai testi pubblicati, che verranno inseriti in questo sito web.

 

 


 

Shalom, Elio!

 

Amico carissimo,

 

shalom!

 

 


 

 

 

 


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