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“LA
VOCE DELL’ISOLA”
21 Giugno 2008
Maria Di
Lorenzo ci parla di santa Teresa di Lisieux
Teresina
è uscita dal gruppo
per
andare incontro alla santità
di
Simona Lo Iacono
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“Viviamo
in un’epoca all’apparenza indifferente alla santità,
ma
sotto sotto, a pensarci bene, non è così. La santità infatti affascina
sempre, tanto oggi come ieri, ed interpella la nostra
coscienza”.
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Mi sono
molto interrogata, prima di intervistare Maria Di Lorenzo. Il suo libro,
infatti, non è solo la storia di un’esperienza di santità. Piuttosto è un
coro di voci, una polifonia che si nutre di sfumature e intonazioni, perché
all’inconfondibile narrazione della vita di Teresa di Lisieux unisce la
storia di ciascuno di noi.
La prima
cosa, quindi, che sono spinta a chiederle è proprio questa, questo incontro
tra il mondo di oggi e l’esempio di santità che offre Teresina.
D – Signora Di Lorenzo, l'incontro con
la figura di Teresa di Lisieux è, innanzitutto, l'incontro con
un'esperienza umana e spirituale: quella della santità. A suo avviso, qual
è il valore di questa esperienza nella società attuale?
R -
Viviamo in un'epoca all'apparenza indifferente alla santità, ma sotto sotto, a pensarci bene,
non è così. La santità infatti affascina sempre, tanto oggi come
ieri, ed interpella la nostra coscienza, spesso anzi ci sconcerta. Bisogna
dire però che abbiamo sovente un'idea un po' "titanica" della
santità, che ci piace ammirare ma da lontano, sembrandoci un'esperienza
assolutamente impraticabile per noi "comuni mortali".
L'esperienza di Teresa di Lisieux però ci mostra che non è affatto così.
Alcuni anni dopo la sua morte, una compagna di scuola fu chiamata a testimoniare
al suo processo di canonizzazione, e lei, con molta sincerità, ebbe a
confessare: "Se mi avessero detto che nella mia classe c’era una
santa, io non avrei mai pensato a Teresa…". Quindi, Teresina non era
affatto una ragazza "superdotata", non era santa fin dalla
nascita, anzi nulla lasciava presagire che, un giorno, lo sarebbe
diventata. Tuttavia lei si è affidata completamente a Dio - qui sta la
differenza - e Dio l'ha plasmata con il suo amore.
D - Le pagine del suo libro
"Teresina è uscita dal gruppo" scorrono tra squarci della vita di
Teresa di Lisieux (tratti dalla sua "Storia di un'anima"),
ricordi del Santo Padre Giovanni Paolo II e delle sue entusiastiche
giornate della gioventù, e lettere di "uomini e donne di passaggio",
col peso del proprio cammino sulle spalle. I rimandi sono efficacissimi perchè legano l'esperienza spirituale della santa sia
all'apostolato della chiesa, sia alla vita concreta di tutti noi. La stessa
Teresina aveva preannunciato alle consorelle che dopo la nascita al cielo
avrebbe continuato a intervenire nella vita delle anime. E' questo il senso
dei rimandi o ce n'è anche un altro?
R - I rimandi, come lei li
definisce, sono in realtà l'ossatura stessa del mio libro, non un fatto
aggiuntivo che deve sorreggere l'impalcatura narrativa. Sono invece la
sostanza del libro e disegnano delle traiettorie ben precise dentro la vita
degli uomini e delle donne del nostro tempo, per la maggior parte giovani
fra i venti e i trent'anni, che si sono lasciati
interrogare dal "mistero" di Teresina nella loro tenace ricerca
di un senso da dare alla propria vita. Il mio libro è nato da questi
molteplici incontri, ed anche da un concorso letterario svoltosi nel 2006,
"Cara Teresina ti scrivo...", a cui parteciparono moltissimi
giovani di tutto il mondo con delle lettere indirizzate a S. Teresa di
Lisieux. Lettere davvero molto belle, alcune persino spiazzanti nella loro
brutale franchezza, ma tutte assolutamente sorprendenti per freschezza
narrativa e genuinità di ideali. Le lessi e pensai di inserirne alcune nel
mio libro, perchè aderivano perfettamente alla
mia personale ricerca sviluppatasi piano piano in
tre anni di letture, di appunti abbozzati a matita e trasferiti sui file di
un computer, di lunghe e imprevedibili "circumnavigazioni"
attorno al mistero di Teresa. Perciò io dico che questo libro non l'ho
scritto "per" i giovani, ma "con" i giovani, queste
pagine infatti incrociano le loro vite, le loro speranze, le loro angosce,
affidate in modo singolare ai messaggi da essi inviati a Thérèse Martin, per tutti
semplicemente "Teresina".
D - La "piccola via"
tracciata da Teresa, a suo avviso, in che modo può confrontarsi con le
"tante e grandi cose" del mondo di oggi?
R - E' sicuramente qualcosa di
spiazzante, se ci pensiamo bene. Dove tutto aspira a essere
"grande", Teresina invita invece alla "piccolezza". Per
quanto paradossale possa sembrare la sua proposta, essa affascina in modo
davvero irresistibile l'umanità di oggi come quella di ieri, presentandosi
pur nella sua straordinaria semplicità come una eccezionale maestra di
vita. Altrimenti perchè mai tante persone,
credenti e non, farebbero chilometri e chilometri per vedere una cassa di
foggia antiquata dentro una teca di cristallo, che trasporta le sue spoglie
mortali in giro per l'Italia? Sono le spoglie di una suora di clausura di
appena 24 anni vissuta più un secolo fa, che ancora oggi però ci interroga
e ci disorienta. Teresina ci interpella con il fascino delle sue
attualissime provocazioni e con il paradosso di una felicità là dove la
felicità non si crederebbe assolutamente possibile: la cella di un convento
di clausura.
D - La vocazione spirituale di
Teresa è certo stata alimentata e sostenuta da una famiglia tutta
incardinata nei valori più autentici della preghiera e della vita
cristiana. Il libro è anche un invito alla riflessione del ruolo della
famiglia nella formazione spirituale dei giovani?
R - Sicuramente la famiglia riveste
un ruolo importante nella crescita dei ragazzi di oggi, come di ogni tempo
del resto. Ma se i genitori sono distratti, esauriti da troppe incombenze
quotidiane, incapaci di ascoltare veramente i loro figli e di relazionarsi
con loro in modo sereno, come potranno aiutarli a crescere? Che cosa
trasmetteranno loro se essi stessi, dentro, non ce l'hanno già in
abbondanza? Molte famiglie poi, anche se fortemente incardinate nei valori
cristiani, non sanno affatto trasmettere la loro fede ai propri figli perchè presentano il cristianesimo come una serie di
divieti e di obblighi, che non piacciono a nessuno e dove non fa mai
capolino la gioia, quella gioia che invece i ragazzi desiderano fortemente
per la loro vita e che essi poi finiranno per cercare altrove, spesso senza
trovarla, nello "sballo" ad esempio, nell'ecstasy, o nelle corse
in automobile a duecento all'ora sulle strade di notte per sfidare la
morte, o forse la vita, che è poi la stessa cosa...
D - In che modo allora, secondo lei,
Teresina che è "uscita dal gruppo" può aiutare i nostri ragazzi a
uscire a loro volta dalla massificazione del linguaggio e del costume
odierno per trovare la propria inconfondibile e inimitabile voce? Trovo che
l'aspirazione all'assoluto di Teresina, che afferma senza indugio:
"scelgo tutto", sia la stessa sottolineata da Giovanni Paolo II
quando riponeva tante speranze nei giovani chiamandoli le sue
"sentinelle del mattino". Non pensa che questa "voglia di
tutto" , così fresca e incontaminata all'inizio della vita, possa
forse essere la base dalla quale partire nell'educazione dei nostri figli, per
poi essere indirizzata verso chi può soddisfare quella sete?
R - Le racconto un episodio: un
giorno ho chiesto a una ragazza di 25 anni che stava entrando in un ordine
monastico di stretta clausura: "Ma perchè lo
fai?". Aveva tutto, un bel lavoro, un fidanzato meraviglioso, una
famiglia perfetta, molte buone amicizie, insomma una ricca vita sociale. Perchè lasciare tutto questo per rinchiudersi tra le
quattro mura di un convento di clausura? "Perchè
voglio tutto", mi rispose lei spiazzandomi con un sorriso. "Io
voglio quello che vogliono tutti i miei coetanei in fondo - mi spiegò lei -
, e cioè l'assoluto. E' questo infatti che noi vogliamo, che noi cerchiamo
con ogni mezzo, anche nei paradisi artificiali della droga. Ma un giorno io
ho capito che è soltanto Dio il bene assoluto e se uno capisce una cosa
come questa non può scegliere niente di diverso…". Scegliere tutto allora,
per rispondere alla sua domanda, significa avere il coraggio di pensare con
la propria testa, di sfrondare la propria vita dai rami secchi, eliminando
tutto ciò che è superfluo, perché le giovani piante alla fine guadagnano
dalle potature.
D - E il suo incontro con Teresina?
Come è avvenuto e come l'ha cambiata?
R - Trascorrere tre anni della
propria vita a leggere i testi di Teresa, a meditarli, a lasciarsi
interrogare dal suo mistero, non è certo cosa da poco, inevitabilmente deve
lasciare il segno. Incontrare Teresina per me, prima ancora che
professionale, è stata un'esperienza umana e intellettuale importante, da
cui sono uscita molto arricchita, come scrittrice e come donna, ed anche
con uno sguardo più aperto e comprensivo verso la vita.
D - Posso chiederle che lettera
avrebbe scritto lei alla "sua" Teresa?
R - Una lettera molto semplice, la
mia, composta da una parola soltanto: "grazie".
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