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CHI SONO

Sono una
scrittrice
e amo
condividere con gli altri
i miei
pensieri, convinta
che la vera
scrittura nasca
sempre da
percorsi
individuali
che si fanno
collettivi.
IL MIO SITO WEB
www.mariadilorenzo.net
IL MIO NUOVO LIBRO
Teresina è uscita dal gruppo
L’ULTIMO LIBRO
CHE HO LETTO
“La città dei ragazzi”
di Eraldo Affinati
(Mondadori)
I MIEI LINK
PREFERITI
Elio Fiore
Arnoldo Mosca
Mondadori
In Purissimo
Azzurro
Marco Guzzi
Roberto Mistretta
Il Fuoco
Necessario
Alda Merini
Paolo Aragona
Un sorso di
cielo
ATTENZIONE
Questo blog è
in costruzione,
mancano vari
link e post,
vi chiedo un
briciolo di pazienza:
il blog in
questi giorni
sta
traslocando da un altro gestore.
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Il
mondo dalla parte delle scarpe rotte
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3 luglio
2008
Carissimi amici,
avete mai sentito parlare della
Città dei Ragazzi? E' alle porte di Roma ed è un posto un po' speciale, dove
vivono ragazzi speciali, come li chiama lo scrittore-insegnante Eraldo
Affinati che ad essi ha dedicato un libro uscito da poco per
Mondadori (La città dei ragazzi).
Questi ragazzi vengono da ogni parte del mondo. Sono creature
ferite, specialisti della lontananza, li definisce acutamente
Affinati, e sono quei minori non accompagnati che il suo
lavoro-vocazione di insegnante di italiano gli fa incontrare ogni giorno
lungo i viali e nelle aule della comunità fondata nel secondo dopoguerra
da Mons. Carroll-Abbing per raccogliere i ragazzi abbandonati
che le macerie del conflitto avevano tracimato con sè, dolorosamente, nel
nostro Paese.
> Leggete il mio articolo sull'ultimo numero di “In
Purissimo Azzurro”:
Il mondo dalla parte delle scarpe rotte
E poi scrivetemi ciò che ne pensate…
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Stella
del desiderio
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29 giugno 2008
In amore, nuvolo, occulto cielo è il pensiero
– eppure è d’un travaglio assolato che ti
parlo,
e tu solo svelandolo, potresti rispondermi:
perché io ora ti squarcio, ti irraggio un
cuore…
Tutto in amore è intimità, seduce mistero:
notturna, desiata carne – già mi brilli
vicina!
Ed io casto avverto che se non t’anèlo ti
perdo:
ma se almeno ti sogno, luce stellata ti
raggiungo.
Plinio
Perilli
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Il
“mistero” di Teresa di Lisieux
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25 giugno
2008
Il
giornalista e critico letterario Davide Bersani (che
ringrazio sentitamente) ha scritto
su “In Purissimo Azzurro” – giugno 2008:
Un racconto di vetro soffiato
per svelare il
“mistero”
di Teresa d Lisieux
Arriva in questi giorni in libreria l'ultima fatica letteraria
della scrittrice Maria Di Lorenzo: “Teresina e' uscita dal gruppo” (Paoline
Milano 2008) e' un romanzo-inchiesta davvero originale che si addentra in
ciò che la stessa autrice definisce "il mistero di Teresa di
Lisieux", accompagnando la propria voce a quella di un gruppo di
ragazzi e ragazze del nostro tempo in cerca di un senso vero da dare alla
propria vita, e che come lei si sono lasciati interrogare dal mistero
di Teresina, dal segreto della sua vita veloce come una meteora e
straripante di felicità che l'ha portata dapprima alla vette della
santità, e poi ad essere anche proclamata Dottore della Chiesa da papa
Giovanni Paolo II una indimenticabile mattina di ottobre del 1997.
Ma chi sono i giovani
del duemila e che cosa
pensano? E’ un mondo un po’ misterioso, il loro, un mondo a parte, per
certi versi inaccessibile. Li si immagina a volte come "alieni"
di un altro pianeta, e per molti adulti essi lo sono realmente: un'altra
razza, da osservare al microscopio delle proprie supponenti certezze con
lo sguardo fisso dell’entomologo.
Anche Teresina, la giovanissima santa di Lisieux, ha
attraversato il secolo appena trascorso sotto la potente lente del
microscopio. La sua vita infatti è stata analizzata da dotti teologi e
fini letterati, da artisti e filosofi, compositori e registi, celebrata
all’infinito in pellicole, dischi, libri, video, pièces teatrali,
fino ai più recenti siti internet, che si sono gettati a capofitto nella
sua vita e nei suoi pensieri affidati a quel singolare diario, la Storia di un’anima, che
conobbe un’enorme diffusione nel XX secolo segnando profondamente la vita
e la spiritualità di milioni di credenti in ogni parte del mondo.
Di fronte a un tale “oceano” di carta stampata, di
immagini, di parole sonore e virtuali, Maria Di Lorenzo ha scelto di
percorrere un’altra strada. "Non mi interessava scrivere una nuova
biografia - spiega la scrittrice –
nè tantomeno un trattato teologico, perchè non sono una teologa di
professione ma semplicemente una narratrice. Quello che volevo fare
infine era addentrarmi nel mistero
di Teresa. Volevo riuscire a spiegare, prima di tutto a me stessa, il
mistero ineffabile di questa ragazza di provincia vissuta più di cento
anni fa che ancora oggi ci interpella con il suo fascino e con le sue
acerbe e attualissime provocazioni, il paradosso di una felicità laddove
la felicità non si crede possibile: nella cella di un convento di
clausura".
Una storia di straordinaria
intensità emotiva, la sua, narrata con notevole finezza da una
scrittrice di rango come Maria Di Lorenzo che sa come regalare emozioni
forti ai suoi lettori e che attraverso una lingua fluida e perfettamente
aderente alle cose è capace di aprire varchi di comprensione e di grande
felicità narrativa in cui la riflessione e l'analisi si sviluppano in una
forte e ineludibile tensione morale.
"Ho scritto questo libro non “per” i giovani ma “con” i giovani", dice
l'autrice. E infatti "Teresina e’ uscita dal gruppo" si
propone di tracciare il percorso spirituale di santa Teresa di Lisieux in
un’ottica particolarmente attenta al mondo giovanile: cinque
macro-capitoli affrontano le tappe spirituali del suo cammino
esistenziale, intervallati dalle lettere indirizzate a S. Teresa dai
giovani partecipanti al Concorso Internazionale «Cara Teresina ti
scrivo…».
Il testo di Maria Di Lorenzo si
presenta così come il racconto di
una ricerca. La ricerca di un senso da dare alla propria vita -
doloroso a volte ma sempre necessario - che sulle pagine del libro
incontra il silenzio eloquente di una creatura interamente attraversata
da Dio, la piccola Teresa di Francia, che con ogni fibra del suo essere
ha detto al mondo, e per sempre, tutto l'assoluto che aveva nel cuore ed
il segreto, spesso misconosciuto, della felicità: tutta la nostra vita è
un'esperienza di gioia.
Con "Teresina è uscita dal gruppo" Maria Di
Lorenzo regala al lettore un'indagine letteraria che fa vibrare tutte le
corde dell’anima e che cattura fin dal primo istante grazie a una
scrittura tanto limpida quanto avvolgente, ricca di vibrazioni interiori
e lieve come il respiro di un
vetro soffiato, all'interno di un tessuto narrativo articolato e
sapiente che le consente di condurre il proprio racconto in modo
estremamente moderno e avvincente e che la conferma come una delle
scrittrici più interessanti e sicuramente più dotate del panorama
letterario italiano.
Davide Bersani
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In
memoria
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8 giugno – 18 giugno 2008
…Com’è perfetto il
cielo
quando non si può
avere
questa terra:
come appare
ospitale allora
il volto del nostro
antico
vicino, Dio.
Emily Dickinson
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Con
l’Africa dentro il cuore
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2 giugno
2008
Ci sono degli
uomini che sembrano passare silenziosi sulla terra e scivolare
nell’oblio, inavvertitamente, il giorno in cui reclinano il capo, come la
corolla sul gambo di un fiore, a una brezza sconosciuta e maligna. Non ne
parla la tv, non ne parlano i giornali, qualcuno si ricorderà di loro un
giorno? Eppure essi non vennero inutilmente, il loro passaggio sulla
terra non fu vano. Così è stato per un medico missionario di soli
trent’anni che si chiamava Lido
Rossi e che morì un caldo giorno d’estate di cinquanta anni fa, in
Africa. Appena due anni prima era arrivato nella Missione di Stegi, un
piccolo ospedale dello Swaziland, dopo una lunga ed avventurosa
traversata sulla motonave Africa che lo aveva portato verso il
continente nero. Verso il suo destino, la sua vocazione di stare sempre
accanto ai poveri, di curare gli ammalati, che in Africa sono i più
poveri dei poveri. [continua]
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Io
vivo nella Possibilità
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15 maggio 2008
Io vivo
nella Possibilità,
Una
casa più bella della prosa,
Di
finestre più adorna
E più
superba nelle sue porte.
Ha stanze
simili a cedri
Impenetrabili
allo sguardo
E per
tetto la volta
Perenne
del cielo.
Visite
dolcissime l’allietano
E la
mia vita è questa:
Allargare
le mie esili mani
Per
accogliervi il Paradiso.
Emily Dickinson
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Il
canto dell’upupa
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3 maggio 2008
Difficile parlare
di una trama poliziesca senza svelarla e, svelandola, farle perdere
inevitabilmente il suo alone di fascino e di novità agli occhi dei futuri
lettori, ma il romanzo di Roberto
Mistretta, Il canto dell’upupa,
appena pubblicato da Cairo Editore, è un libro assolutamente da leggere.
Per due motivi:perché Mistretta scrive magnificamente e perchè le sue
storie, che per comodità si possono definire noir ma sono molto di più, soverchiano di molte spanne i
libri che affollano i banconi delle nostre luccicanti librerie
metropolitane. Mistretta ha impiegato più di dieci anni per uscire dalle
“catacombe” delle nostre patrie lettere – dove sono relegati quegli
scrittori dotati solo del pedigree del
proprio talento personale – ma di lui, a differenza di tanti altri, sono
certa che sentiremo parlare a lungo.
> Leggete la mia ultima recensione su Il canto dell’upupa
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Anna
Magnani
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22 aprile 2008
A Edmonda Aldini
Pronti? Si gira. Motore.
Ciac! Azione!
Splendido era il sole
sulle comparse impietrite
dal tuo grido di madre feroce,
e le braccia, le tue braccia,
vento d'ali spezzate,
nell'eterna corsa
mai ripetuta, imploravano
la mitragliatrice di non colpire
la creazione del figlio concepito
in quell'istante di rinascita vera,
nella finzione d'amore di un risveglio improvviso.
Ecco, il tuo grido appassionato
è per sempre nel mio cuore. Francesco!
Francesco. Francesco! Francesco. Francesco!
Rimanesti ferma sul selciato, vidi fanciullo
nel sangue e nel grido della Storia,
avvolgerti d'improvviso un'invisibile aureola.
L'avete uccisa! sussurrai. L'hanno uccisa!
In questo giorno in questo sole tra tanta luce.
Nella notte mi svegliavo,
ti vedevo ripetere per me quella corsa,
udivo la tua voce infinita,
quell'ululo di belva umana:
Francesco. Francesco! Francesco. Francesco!
Le comparse sparivano.
Tu sola, Anna Magnani,
diventata terra canto selciato,
eri ormai nera radice di quercia fulminata,
da un mitra di Storia implacabile e cinematografica.
Nessuno ti coprì di fiori,
nessuno
sentì nel tuo grido assoluto,
tutto il sangue dei morti che non sapevamo.
Nessuno sentì il tuo rantolo vero, spietati
lasciarono la tua anima e un fazzoletto rosso
sul selciato. Ricordo bene: nel gennaio 1945,
in via l'Aquila, il biancospino non era fiorito.
Ti lasciarono in via Raimondo
Montecuccoli,
e mentre il sole si oscurava,
mentre spegnevano i riflettori e le comparse sparivano,
in ginocchio m'accorsi che
lacrimavi.
Nel buio ti chiamai, con il
fazzoletto
ti copersi il ventre eterno delle ferite e,
a poco a poco, vidi,
nel cuore segreto della tua anima dilaniata,
risorgere senza finzione
la luce del tuo respiro.
Assisi 1962
ELIO FIORE
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Due
libri
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18 aprile 2008
Nei giorni scorsi sono stata invitata alla presentazione
di due libri. La prima e' avvenuta lunedì 7 aprile a Roma, presso il
Residence Ripetta, dove è stato presentato il romanzo d'esordio di Antonio Monda, regista e
docente di cinema molto in gamba ed anche molto apprezzato che vive
ormai da vari anni negli Stati Uniti. Mi occuperò di lui e del suo libro Assoluzione (edito da
Mondadori) nelle prossime settimane, ma intanto ve lo segnalo per
raccomandarvi la sua lettura giacchè è un romanzo veramente degno di
questo nome, un romanzo di formazione al contrario, come e' stato
definito, che non mancherà certamente di appassionarvi e di farvi
riflettere su alcune scottanti tematiche dei nostri tempi.
Stessa cosa si può dire per L'equilibrio degli squali, il
nuovo romanzo della giovane Caterina
Bonvicini che è stato presentato lunedì scorso, 14
aprile, alla MelBookStore di Roma. Il romanzo è edito dalla Garzanti
e l'autrice, sebbene sia poco più che trentenne, ha già diverse
pubblicazioni all'attivo, e tutte molto interessanti. Sono andata
volentieri alla presentazione del suo libro, perchè Caterina è un vero
talento delle patrie lettere; di lei, vi anticipo, si parlerà
diffusamente nel numero di giugno della rivista In Purissimo Azzurro.
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Roma
contemporanea
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14 aprile 2008
Nel buio la finestra si è spalancata:
o Eterno, ascolta la mia voce,
in te confido. E il vento
mi ha coperto di polvere,
l’anima mia vibrava. Poi,
il lume fedele dei morti
ha illuminato la stanza.
Eterna era stata l’attesa
mentre la terra mi divorava:
la
polvere mista ad acqua
apriva i miei occhi, il cielo
e le
stelle trasformavano la mia preghiera,
e il
corpo perfetto dell’universo
spirava nella carne bruciata.
Sul
giaciglio attesi l’alba.
Nel
buio sussurrai: Insegnami la tua via.
Presto le porte del Tempio
si
sarebbero disserrate. Il fico
che
guarda la cupola di Santa Maria,
attraverso le sbarre di luce,
e
fino alla consumazione dei secoli,
avrebbe dato frutti d’estate.
Aprile 1970
Elio
Fiore
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Il
poeta che un giorno diventò Papa
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2
aprile 2008
Il 2 aprile di tre
anni fa si spegneva Giovanni Paolo II e la rivista In Purissimo Azzurro (con la sottoscritta) ha voluto
tributargli un piccolo omaggio centrando però l'attenzione non sul
pontefice, del quale praticamente si sa ogni cosa, essendo stati versati
fino ad oggi molti fiumi di inchiostro sulla sua persona e sul suo
pontificato, ma sul poeta
Wojtyla, assai meno noto, e che pure merita di essere analizzato e di
poter uscire dall'oblio della disattenzione, ora che la morte e la
distanza temporale concedono quegli spazi che sono necessari alla
riflessione critica e al dibattito letterario.
“Cosa stai facendo?
Vuoi sprecare il tuo talento?”. Il professor Kotlarczyk, suo insegnante
di lingua polacca nel ginnasio di Wadowice, col quale avrebbe poi dato
vita al Teatro Rapsodico, se l'era un po' presa quando il suo
brillantissimo allievo gli aveva comunicato la decisione di farsi prete.
Il giovane Lolek, infatti, era
un ottimo poeta, e tale sarebbe rimasto nello scorrere degli anni,
malgrado la vita con i suoi snodi repentini e segreti l’avesse condotto
lontano…
> Karol Wojtyla, il poeta che un giorno diventò Papa
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Una bianca
giornata
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30 marzo 2008
Sta una pietra presso il gelsomino.
Un tesoro c’è sotto la pietra.
Mio padre è sul sentiero.
È una bianca bianca giornata.
Il pioppo d’argento è in fiore,
la centifolia e dietro a lei
le rose rampicanti,
l’erba lattescente.
Non sono mai stato
più felice di allora.
Non sono mai stato
più felice di allora.
Là non si può ritornare
e neppure raccontare
com’era stracolmo di beatitudine
quel giardino di paradiso.
Arsenij
Tarkovskij
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Do
not forget
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30 marzo 2008
In questi giorni
sta uscendo in tutta Italia la seconda edizione del mio libro Rosario
Livatino, martire della giustizia edito la prima volta nel 2000,
che coincideva con il decennale della morte del “giudice ragazzino”
barbaramente ucciso dalla mafia in Sicilia nel settembre del 1990. In
questi anni il libro, che ha goduto subito di un immediato riscontro di
pubblico e critica, non era mai sparito dai banconi delle librerie, ma
anzi è stato costantemente richiesto e apprezzato dai lettori fino al
punto di indurre la casa editrice Paoline Editoriale Libri ad approntarne
una nuova edizione. La potete trovare già in tutte le librerie, e potete
anche leggere la pagina web che io ho dedicato al giudice e
alla sua storia esemplare, che non può – e non deve – essere dimenticata.
Mai.
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La
radura
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27 marzo 2008
La
mia ruota è nel buio!
Il
mio piede sull’onda!
Strada
non frequentata –
Pure
tutte le strade
Portano
a una radura.
Emily Dickinson
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La
sera si fa sera
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24 marzo
2008
Il poeta e
critico letterario Elio Andriuoli (che ringrazio sentitamente) ha scritto in Pomezia Notizie – marzo
2008:
“La sera si fa
sera” di Maria Di Lorenzo
La
nettezza del segno è ciò che subito si scopre nella scrittura veloce e
incisiva di Maria Di Lorenzo, quale appare specialmente dal suo più
recente romanzo La sera si fa
sera uscito nelle Edizioni Tracce di Pescara. Con sicurezza di
ritmo narrativo, la Di Lorenzo racconta qui la storia di Adriana, una
donna provata da un grande dolore, quello della morte dell’amatissimo
figlio Lorenzo, perito in un incidente d’auto; evento che ha cambiato la
sua vita, incidendo sul suo fisico, oltre che sul suo carattere. Da qui
la malattia e lo scontro con la figlia Caterina, la quale si è sentita
abbandonata dalla madre e perciò le si è rivoltata contro.
Adriana racconta in prima persona,
scrivendo in un apposito quaderno, la storia della sua vita, che assume
l’aspetto della confessione alla figlia, cui si rivolge come sua
interlocutrice. Ella inizia col rievocare il tempo mitico della
fanciullezza, che la riconduce a Bagheria ai giorni dei suoi colloqui con
la nonna Beata. Giorni felici quelli, ai quali seguirono presto i giorni
del dolore, causato dalla scomparsa del padre che, partito per l’America
in cerca di lavoro, non aveva dato più notizie di sé. Venne poi l’età
adulta, col matrimonio e con la nuova famiglia, che le aveva donato il
benessere, ma non la felicità, a causa dei lutti che l’avevano colpita e
del carattere duro della figlia. I soli giorni belli della vita di
Adriana furono quelli dell’amore per Fausto, conosciuto intorno ai
vent’anni e presto perduto.
Il racconto si sviluppa attraverso lampi
retrospettivi che ricostruiscono brandelli di esistenza, come quelli
del tentato suicidio nel Tevere di Adriana e della morte del padre, che
costituisce una delle pagine maggiormente toccanti del libro. L’analisi
delle proprie esperienze di vita è fatta da Adriana in maniera sottile e
penetrante. La protagonista si guarda dentro con grande acume,
ripercorrendo, attraverso gli episodi salienti il proprio itinerario
esistenziale, per constatarne il fallimento.
La lunga lettera-racconto che ella scrive alla
figlia viene così ad assumere il significato di lezione di vita, che
dovrebbe anche abbattere quel muro di risentimenti sorto tra loro in
tanti anni di incomprensioni e di guerra più o meno aperta. Questo libro
può dunque definirsi come il racconto dei difficili rapporti tra una
madre e una figlia, le ragioni della cui ostilità vanno a poco a poco
chiarendosi; e la storia del fallimento di Adriana, la quale, dopo aver
perduto Fausto, l’unico uomo da lei veramente amato, ha condotto
un’esistenza grigia e senza prospettive di rinascita.
Anche i
rapporti con Guido, il marito, si sono andati lentamente deteriorando,
sino a giungere alla rottura, senza tuttavia sfociare nell’aperta
separazione. C’è infine l’incontro
imprevisto con Fausto, che però non può restituire loro il passato,
né apre la porta del futuro. Il quaderno di Adriana si conclude tuttavia
non nel segno della rassegnazione e dello sconforto, ma con un sentimento
pacato di raggiunta saggezza, che può riassumersi in queste parole da lei
pronunciate: “Viene il tempo in cui
si misura tutta la precarietà dell’esistenza e si scopre l’essenziale, quel che
conta davvero. E quel che conta è poterci essere ancora. In ogni modo. E
per tutto il tempo
che ci verrà concesso”.
È in questa accettazione serena del proprio destino il vero
messaggio che Adriana (e con lei l’autrice) ci offre, attraverso un romanzo che rivela nella Di
Lorenzo autentiche doti di narratrice, pienamente padrona dei propri
strumenti espressivi, che le consentono di condurre il suo racconto in
maniera moderna e avvincente.
Elio Andriuoli
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Resurrezione
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